RENDIAMO LIQUIDI I VOSTRI ASSET – (terza puntata)GARANZIE FINANZIARIE

Finora ci siamo occupati di asset tipici, come gli immobili e le partecipazioni societarie. Ora ci addentreremo in un settore molto delicato: le garanzie finanziarie autonome di traenza bancaria.

ADPARATUS è il Comparto del tuo fondo che agevola liquidità a fronte del conferimento di strumenti di garanzia bancaria autonoma di media durata (tra 1 e 5 anni).

Partiamo dall’inquadramento della tipologia di strumento analizzandone la tipicità:

Le differenze tra la fideiussione bancaria ed il contratto autonomo di garanzia: l’obbligo del garante di pagare immediatamente la banca creditrice senza facoltà di portare eccezioni

Il contratto autonomo di garanzia è il contratto in base al quale una parte si obbliga, a titolo di garanzia, ad eseguire immediatamente (“a prima richiesta”) la prestazione del debitore, indipendentemente dall’esistenza, dalla validità e/o efficacia del rapporto di base, e senza potere sollevare eccezioni di sorta (“senza eccezioni”), salvo la sola exceptio doli, e cioè l’eccezione portata nei confronti di chi abbia agito con dolo al fine di indurre il garante alla conclusione del negozio, e poi ne abbia chiesto l’adempimento).

Il garante deve quindi provvedere immediatamente al pagamento nei confronti del creditore, senza possibilità di portare contestazioni.

Ciò che contraddistingue il contratto autonomo di garanzia è l’assoluta mancanza di accessorietà rispetto al rapporto principale, a differenza di quanto accade con la fideiussione, che è rapporto accessorio rispetto all’obbligazione principale.

Mentre il fideiussore è debitore allo stesso modo e ampiezza del debitore principale e si obbliga direttamente ad adempiere, il garante si obbliga piuttosto a tenere indenne il creditore dalla mancata prestazione del garantito, per qualsiasi ragione ciò avvenga.

In relazione alla possibilità di qualificare un negozio quale contratto autonomo di garanzia piuttosto che fideiussione, la giurisprudenza si è così espressa:

“L’inserimento in un contratto di fideiussione di una clausola di pagamento “a prima richiesta e senza eccezioni” vale di per sé a qualificare il negozio come contratto autonomo di garanzia (cd. Garantievertrag), in quanto incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza il contratto di fideiussione, salvo quando vi sia un’evidente discrasia rispetto all’intero contenuto della convenzione negoziale” (Cass. civ., sez. U., sent. n. 3947 del 18/02/2010; conf.: Cass. civ., sez. III, sent. n. 19736 del 27/09/2011; Cass. civ., sez. III, sent. n. 10998 del 19/05/2011).

La giurisprudenza ha quindi ritenuto che l’inserimento nel contratto di fideiussione di una clausola che preveda il pagamento a prima richiesta, e l’impossibilità per il garante di opporre eccezioni, sia sufficiente per qualificare il rapporto quale contratto autonomo di garanzia.

“Infatti la caratteristica fondamentale che distingue il contratto autonomo di garanzia dalla fideiussione è l’assenza dell’elemento dell’accessorietà della garanzia, insito nel fatto che viene esclusa la facoltà del garante di opporre al creditore le eccezioni che spettano al debitore principale, in deroga alla regola essenziale della fideiussione, posta dall’art. 1945 c.c.”.

E’ dunque necessario che il contratto autonomo di garanzia preveda espressamente l’inciso “senza eccezioni” o quantomeno neghi, in deroga all’art. 1945 c.c., la facoltà per il garante di opporre eccezioni al creditore.

Si consideri da ultimo che al contratto autonomo di garanzia, in difetto di diversa previsione da parte dei contraenti, non si applica la norma di cui all’art. 1957 c.c. sull’onere del creditore garantito di far valere tempestivamente le sue ragioni nei confronti del debitore principale, atteso che su detta norma si fonda l’accessorietà dell’obbligazione fideiussoria, instaurando essa un collegamento tra la scadenza dell’obbligazione di garanzia e quella dell’obbligazione principale (Cass. civ., sez. I, sent. n. 21399 del 17/10/2011).

Internazionalmente adottati con il nome di BANK GUARANTEE, sul mercato statunitense sono accepite nella forma di STAND BY LETTER OF CREDITS, come promessa di pagamento unilaterale allo scopo di essere utilizzata come cauzione per la corretta esecuzione di un contratto commerciale sottostante. La forma utilizzata è quella di un credito documentario, il cui utilizzo sia subordinato ad una presentazione di documenti estremamente semplificata o addirittura limitata alla sola esibizione della richiesta di pagamento da parte del beneficiario. Essa viene utilizzata soprattutto dalle banche USA per eludere la norma che vieta loro di emettere documenti in forma di garanzia.

Ci siamo imbattuti spesso nella necessità, per richiesta dei Beneficiari di questi strumenti di garanzia, di accedere a qualche forma di credito, che consentisse loro di sviluppare le attività necessarie previste dal contratto sottostante.

In altri casi abbiamo agevolato noi stessi l’emissione di questo genere di strumenti, da parte di soggetti qualificati, per sostenere le attività di credito di un’impresa.

In ogni caso, negli ultimi anni, questi strumenti sono sempre più difficilmente collocabili sul mercato bancario al fine di ottenere un’azione di credito: per questo è stato attivato il comparto ADPARATUS.

Se avete seguito le puntate precedenti sull’argomento, avrete già intuito come possa avvenire l’operazione; in ogni caso ripercorriamo diligentemente i passaggi che consentono l’accesso alla liquidità.

Il Beneficiario di uno strumento di garanzia bancaria autonoma può conferire nel Comparto questi strumenti

in qualunque delle sue espressioni, purché conformi agli standard ICC: Camera di Commercio Internazionale denominate ISP98 (International Standby Practices 1998). Queste norme riflettono soprattutto la prassi anglosassone in materia e non sono state ben accette dalle comunità bancarie europee – tra cui quella italiana e tedesca – che continuano a privilegiare il riferimento alle Norme ed Usi Uniformi (Brochure n. 600) relative ai crediti documentari in uso dal 1/07/2007.

La procedura da adottare è sempre attraverso la sottoscrizione delle quote di fondo alternativo di investimento, pari al valore facciale dello strumento conferito.

 

 

 

 

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RENDIAMO LIQUIDI I VOSTRI ASSET – (quinta puntata) FARMACIE

Come rendere liquido il valore di una farmacia, avendo accesso ai fondi, salvaguardandone la proprietà e rendendone efficente l’esercizio?

In questa puntata siamo a sollecitare i professionisti che seguono gli esercizi di farmacia in Italia a riflettere con noi sulle opportunità offerte dall’accesso al comparto specifico che abbiamo costruito nel Fondo Lussemburghese di cui abbiamo presentato le principali caratteristiche nelle puntate precedenti.

Il Contesto

In Italia sono 33 le esperienze di aggregazione tra reti di proprietà, franchising, catene integrate, gruppi di vendita, gruppi di acquisto per un totale di circa 5.800 farmacie (quasi un terzo delle 18.000 presenti in Italia).

 La tendenza a questa trasformazione di settore è irreversibile e in crescita a causa della crisi; oggi la figura del Farmacista, come professionista, nella sua attività è carente di quel carattere imprenditoriale che si contraddistingue in un mercato di libera concorrenza e di efficienza di produzione.

 La Crisi

Senza dubbio che la crisi economica generata dal settore bancario abbia colpito il settore delle farmacie  non tanto nel fatturato ma quanto nei margini di profitto e patrimonialità.                   

Anche se in ritardo rispetto ad altre categorie commerciali, la farmacia come attività imprenditoriale subisce quella ristrutturazione che la crisi richiede. Le esperienze di aggregazione sin’ora acquisite, probabilmente non definitive, sono una risposta anticipata alla profonda trasformazione di cui è difficile vedere un orizzonte ben definito.

Fino al 2011, a crisi inoltrata, il settore si presentava ancora in buona salute; successivamente al governo Monti, le difficoltà di accesso al credito, il DDL concorrenza nonché lo sconto del margine sul farmaco passato dal 26,70% al 30,40% con prevedibili conseguenze per tutto l’indotto, pone la categoria a risoluzioni. 

L’accesso al credito sulla base del fatturato vedeva le farmacie valutate per lo meno al doppio di questo parametro ma la riduzione di esposizione al rischio credito delle banche genera una rimodulazione del valore patrimonio –la farmacia- dal fatturato ai margini operativi.

La perdita rilevante sul farmaco SSN amplifica le difficoltà di gestione e il DDL concorrenza apre a incertezze di settore.

Conseguenze e Trasformazione

Evidente che chi ha acquistato l’attività a valori di patrimonio pre-crisi indebitandosi senza apporto di capitali propri in molti casi ha concluso la gestione con l’insolvenza. Una frequenza di dissesto finanziario mai conosciuta precedentemente dal settore.

Si evince, altrettanto, che l’attività commerciale non appesantita da debiti si è evoluta a soluzioni diverse.

La prima linea di difesa delle singole farmacie  alla riduzione dei margini operativi è stata la diversificazione delle vendite  con l’attitudine di “servizio”  che di semplice “punto vendita”: la lettura di opportunità negli  usi e consumi degli utenti (healthcare, nuove patologie, farmaci ad uso veterinario, esami di laboratorio, erboristeria, etc.).

La successiva strategia per l’aumento di margini operativi è stata l’aggregazione. Nell’aggregazioni di singole attività (micro imprese) si può ottenere l’efficienza di margini commerciali e la capacità di visione e sviluppo nel settore. I tipi di aggregazione sin’ora sperimentati in Italia sono di tre tipi:

–  La catena integrata:  la più diffusa in Italia attraverso i “Consorzi” in cui e centralizzata parte della gestione acquisto, la gestione della gamma e delle vendite e in alcuni casi anche la gestione di magazzino.

–  La catena in Franchising: modello Lloyd farmacie,  si affianca  alle sopracitate gestioni la centralizzazione del controllo di gestione demandando agli associati vincoli contrattuali a raggiungimento di obiettivi. Brand e comunicazione sono attività di supporto.

–  La catena di proprietà: modello più complesso in cui tutte le attività, incluse la gestione del personale, sono centralizzate in un solo gruppo e le singole farmacie diventano un nodo della rete.

La media di aggregazione in “consorzio” in Italia è di circa 150 farmacie con una copertura di utenza di 500.000 abitanti. (disparità enormi di medie tra Nord e Sud, Lombardia in testa)

Conclusioni parziali: le opportunità

La presenza capillare sul territorio, il rapporto commerciale con l’utenza e la specializzazione del “know how” del professionista sono strumenti “finanziari” di estrema rilevanza. Da questi elementi la farmacia come micro impresa deve comprendere i cambiamenti che le crisi sono solite portare e approfondire e partecipare alle trasformazioni in corso.

Non è un caso che in paesi come Inghilterra in cui l’aggregazione  ha raggiunto circa il 65%, Francia addirittura 80%, nascono interessi finanziari tali da portare società quotate in borsa ( es.: Walgreens  Boots  Alliance).

In Italia, quindi, l’aggregazione deve porsi lo scopo non solo di migliorare l’efficienza dei costi ma creare un mercato nuovo in cui il “brand”, la comunicazione, il “servizio tailor-made” nonché l’autorevole rapporto con case farmaceutiche, possa convertirsi in margini crescenti e sostenibili.

In un contesto globale dove gli interessi sul capitale sono ridotti, il settore in questione si pone in posizione favorevole per la partecipazione al reddito: entrata del capitale.

Nuovi scenari: l’entrata del Capitale

Con il DDL concorrenza 2017, il percorso per le farmacie è pressoché irreversibile è l’aggregazione l’unica soluzione. Ma in che forma? Rimane forte il legame di attività tipo familiare  in cui il titolare, nell’esercizio della sua professione e formazione accademica,  gestisce il “punto vendita” da esercente territoriale pressoché senza alcuna concorrenza. Con l’avvento delle parafarmacie ma soprattutto con il “corner farmaceutico” di alcune GDO le quali, nella gestione della loro attività, hanno visto un servizio complementare a bassi costi da offrire.

L’utenza della grande catena alimentare oggi acquista non solo i farmaci ma ad esempio prodotti senza glutine, integratori alimentari, a costi fino al 50% inferiori rispetto alla farmacia e con opportunità di scelta. Le grandi catene tendono a spazzare via le piccole attività commerciali “retail” esempi ne sono nell’settore dell’elettronica (Media World, Euronics), nel settore bricolage (Leroy Merlin, Brico), settore arredamento( Ikea, Gran Casa) le stesse GDO che hanno cancellato la vecchia “drogheria”.

La capacità di gestione centralizzata dell’amministrazione,della logistica, di acquisto verso i produttori si riflette nella proposta di un servizio “vendita” a minor costo per l’utente.

La categoria di Farmacista si pone come una grande opportunità per i mercati dei capitali, un nuovo settore in cui è presente un grande margine di profitto nella ristrutturazione in corso. La presenza capillare sul territorio, il rapporto commerciale con l’utenza e il “know how” del professionista diventa lo strumento in cui il titolare esercente si trasforma in imprenditore-dipendente.

Il Farmacista oggi pensa alla cassa della propria farmacia come alla cassa della propria casa tuttavia, qualora entrasse un socio di capitali ciò non potrebbe più accadere, cambierebbero le carte in tavola: ci sarebbe una cesura definitiva e un aumento del rischio d’impresa, e questo impatterebbe fortemente sulle scelte patrimoniali personali.

Il Farmacista prima non era soggetto a rischi di mercato veri e propri perché di fatto rispondeva ad un bisogno che la comunità in quel momento esprimeva e che non aveva flessioni con l’entrata dei capitali le cose cambieranno, è quasi scontato che il socio di capitale proponga e in alcuni casi imponga al farmacista scelte d’impresa sempre più spinte, e tutte le scelte d’impresa comportano un aumento del rischio.

Quanto ai rischi legati al possibile ingresso di grandi gruppi internazionali, che potrebbe portare alla chiusura delle piccole realtà, avremo farmacie più grandi, con maggiori offerte.

Va inoltre affrontata la questione deontologica: quando la Corte di Giustizia Europea giudicò ammissibile la riserva della titolarità al Farmacista, tra le motivazioni addottevi fu anche il fatto che nel professionista il fine del profitto viene temperato da un codice deontologico e da un’assunzione di responsabilità nei confronti del cittadino. Non è così per le società di capitali. il problema per la figura stessa del farmacista destinato a un futuro da dipendente. Ai Farmacisti si chiederebbero turni sempre più lunghi, consulenze sempre più ampie e disponibilità a fornire servizi alla collettività. In compenso si rischierà di depotenziare una categoria che svolge una insostituibile funzione sociale.

Esistono molte sfumature per l’utilizzo di questo strumento, è come un salvadanaio con possibilità di avere a beneficio della famiglia una serie di opportunità di utilizzo.

Una proposta concreta

Questa lunga introduzione ci ha condotto a ragionare su sistemi alternativi di aggregazione per le ottimizzazioni della patrimonialità, che integrino strutture complesse di carattere giuridico e societario per dare vita ad uno strumento che rappresenti tangibilmente la patrimonialità esprimibile dall’esercizio della farmacia, ne consentano una gestione che agevoli un diverso interfacciarsi con il mondo del credito e degli acquisti, ma anche con quello degli investimenti.

La prima considerazione che sorge spontanea è che si rende necessario cartolarizzare il valore patrimoniale dell’esercizio, inteso come azienda, al fine di superare le barriere civilistiche che deprimono l’offerta di credito sul territorio Italiano, e che sorgono dalle oggettive difficoltà di escussione di un bene a garanzia, così come la circolarità della garanzia stessa, rappresentata dal bene.

La seconda considerazione nasce dal riconoscimento della necessità di avvicinare i Farmacisti  ad un diverso approccio con il sistema di gestione, che rispetti l’individualità dell’impresa e ne cauteli la gestione propria, a vantaggio della tutela del patrimonio e della esaltazione della sua funzione sociale: quando il Farmacista potrà dedicarsi pienamente alla professione cui si è votato, poiché ogni aspetto di esercizio gestionale e di profitto sarà nelle mani di un soggetto, da Lui stesso scelto e controllato, che ne massimizzerà l’interesse.

 Il valore da cartolarizzare

Il primo passo sarebbe dunque di attribuire un valore all’esercizio di farmacia. Quel valore che il Farmacista vedrebbe realizzato, potenzialmente, solo nel momento di una cessione dell’esercizio e che potrebbe costituire il suo patrimonio alla cessazione della propria attività, salvo che invece questa non passi di mano per attribuzione in capo ad un famigliare che avesse conseguito la specializzazione e, dunque, intendesse proseguire nell’attività.

Attraverso il veicolo di cartolarizzazione, esercizio di farmacia diventerebbe un valore “bancabile” ovvero rappresentato da un titolo di pari valore, cui sarebbe attribuito un codice ISIN, come per gli altri valori mobiliari di mercato: questo ne determinerebbe una vantaggiosa fungibilità e produrrebbe, di per sé un grande vantaggio fiscale, in quanto la rendita d’esercizio, al netto dei costi e delle spese di gestione, verrebbe ad essere liquidata come una cedola finanziaria, soggiacendo alla tassazione relativa.

In merito, ci permettiamo di ricordare, a semplice titolo di raffronto sinottico che l’imposta viene calcolata in  apporto  all’ammontare del reddito del contribuente, applicando aliquote diverse per scaglioni di reddito, la somma delle imposte dovute sui diversi scaglioni di reddito costituisce l’imposta lorda. 

Uno studio particolareggiato, per ogni posizione sarà dunque sviluppato in via preventiva per calcolarne l’effettivo impatto ed il conseguente vantaggio.

Quale valutazione

I parametri che portano alla determinazione di un valore di compravendita, in questo caso, poco hanno a che fare con il valore che andremo a definire per la cartolarizzazione: non stiamo infatti procedendo alla valutazione finalizzata alla cessione, ma intendiamo apportare questo patrimonio, che rimarrà sempre di proprietà esclusiva del Farmacista Titolare, nel veicolo per la cartolarizzazione.

La valutazione della farmacia avverrebbe, normalmente, attraverso la  comparazione tra le percentuali   di soddisfacimento che deriverebbero dall’immediata liquidazione  del patrimonio, l’analisi della fattispecie di esercizio e del contesto ambientale in cui è avviata. Ma l’avviamento può essere considerato con principi molto differenti e distanti fra loro quali

  • II valore di avviamento quale rapporto fra sovra-reddito di n anni e valore attuale (capitalizzazione composta)
  • Calcolo dell’avviamento secondo la formula FAIN-FAURE­ PINOTEAU (sovra-reddito temporaneo decrescente)
  • Calcolo dell’avviamento secondo il metodo enunciato dall’art. 110 testo unico Legge Sanitaria: l ‘avviamento nel trasferimento di farmacie

La valutazione sarà, tuttavia, demandata ad un soggetto Terzo, Advisor della Banca cui verrà rivolta l’istanza di concedere una leva finanziaria adeguata: per questo motivo partiremo, strumentalmente dall’adozione di un principio di valutazione conservativo, riservando poi, alla società di gestione del patrimonio, la Asset Management, di porre dei correttivi migliorativi in fase di verifica di bilancio annuale, sulle sostanze patrimoniali conferite, sotto forma di esercizi di farmacia.

Non si tratterà infatti di deprimere la valorizzazione del patrimonio, ma di adottare degli strumenti di valorizzazione che ne garantiscano un nuovo apprezzamento, in caso di trasferimento della titolarità, per cessione e successione, adeguato alla realtà effettiva di mercato, nel momento in cui tale evento dovesse compiersi.

Il Fondo

Occorre ora chiarire, a vantaggio dei promotori che fossero interessati ad intervenire, qualche elemento fondamentale circa i Fondi e l’egida giuridica in cui si costituiscono, rispetto al loro scopo ed alla loro “governance”, ovvero la loro gestione ed i rischi per i Promotori ed i Sottoscrittori.

Tutto nasce dai cosiddetti OICR – organismi di investimento collettivo del Risparmio – cioè strumenti finanziari, quali fondi comuni o SICAV (società d’investimento a capitale variabile), che permettono di investire nei mercati di capitali frazionando il rischio.

I fondi comuni sono quindi dei prodotti finanziari, o patrimoni, detenuti da più partecipanti. Ogni risparmiatore può infatti acquistare una quota del patrimonio collettivo, diversificando, tra l’altro, i propri capitali tra i vari mercati, settori economici ed aree geografiche.

Tre sono le caratteristiche fondamentali dei fondi di investimento:

  1. i partecipanti del fondo, chiamati anche fondisti, sono coloro che acquistano le quote del fondo partecipando ai profitti e alle perdite in funzione della percentuale detenuta.
  2. La gestione del patrimonio è a carico delle ASSET MANAGEMENT, Società di Gestione del Risparmio che hanno la funzione di avviare il fondo stesso, stabilirne il regolamento e gestirne il portafoglio.
  3. I titoli del fondo vengono custoditi da una banca depositaria che ha anche lo scopo di controllare la legittimità e la correttezza delle attività svolte.

 

 L’ OBIETTIVO

Stante la lunga premessa, obiettivo dell’attività di assistenza professionale, è dunque la creazione di un veicolo di cartolarizzazione adeguato alle esigenze del settore specifico, da strutturare dopo una approfondita consultazione con le associazioni di categoria, e dosato secondo le istanze dei primi Promotori e Sottoscrittori, che ne determineranno le “regole di ingaggio”: ovvero, le regole di comportamento degli investimenti alla fine di creare valore, aumentando la produttività e la redditività.

Gli obiettivi pratici e di vantaggio per tali Promotori / Sottoscrittori, saranno:

  1. Cartolarizzazione del valore intrinseco, al fine di renderlo ”bancabile”;
  2. Tutela del patrimonio e del suo valore (anche rispetto alla successione ed al “dopo di noi”);
  3. Accertamento del valore insindacabile;
  4. Ottimizzazione della gestione del patrimonio (acquisti, amministrazione, finanza);
  5. Attivazione di opportuna leva finanziaria, per agevolare degli impieghi operativi che massimizzino il valore del patrimonio;
  6. Raggiungimento di un reale potere negoziale sul mercato, abbassando i punti di raggiungimento del “breack-even” e massimizzazione della redditività;
  7. Agevolazione fiscale delle rendite da capitale (tale sarà il patrimonio conferito, stante la rappresentazione del suo valore intrinseco)

 STUDI ED APPROFONDIMENTI

 L’attività professionale intrapresa da questo Studio professionale, è il prodotto di istanze diverse da operatori qualificati del settore. Non si prefigge di essere esaustiva, al contrario, si prefigge di sollevare una questione di posizionamento e di risultato, per un confronto fra tutte le categorie del settore (FOFI, FEDERFARMA, FENAGIFAR, ASFI), e principalmente i Farmacisti Titolari.

L’obiettivo di trarre dalle evoluzioni legislative (DDL Concorrenza ed altre), le opportunità concrete per riposizionare un settore di mercato, rendendolo competitivo sul mercato internazionale, al fine di dettare delle linee di comportamento e di negoziazione, prima di doverle subire dall’esterno. 

STUDIO TORRI, attraendo le professionalità più in spicco del settore e del mondo Universitario, si prefigge di creare così un polo di riferimento economico e finanziario, da assistere fino alle più suggestive evoluzioni, quali, ad esempio, la quotazione in Borsa Valori, su mercato opportuno.

Approfondimenti e chiarimenti, riferiti a “Progetto PHARMAKOS” potranno essere richiesti a research@studiotorri.eu

 

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RENDIAMO LIQUIDI I VOSTRI ASSET – (quarta puntata) FINE ARTS

Se ci avete già seguito, sinora, avrete iniziato a comprendere la versatilità del vostro fondo alternativo di investimento: la sua peculiarità è di ottenere denaro a fronte del conferimento di asset illiquidi, ma certificabili e dematerializzabili.

La struttura che abbiamo pensato opera sulla base delle esigenze che i nostri Associati hanno focalizzato essere le meno appetite dal mercato finanziario e per questo quelle di più difficile soddisfazione. Il lavoro degli ultimi due anni, ci ha portato a predisporre diverse soluzioni a queste esigenze particolari.

Per asset tangibili intendiamo le materie prime, non rappresentate da certificati di sorta negoziabili sul mercato delle opere d’arte ma anche dei gioielli e delle commodities.

Le opere d’arte rappresentano un asset molto diffuso nelle disponibilità patrimoniali di famiglie proprietarie e collezionisti che si affidano alle banche ed ultimamente ai family officers, per gestirne la valorizzazione, la cura, e spesso alla ricerca di prestiti garantiti per esigenze immediate di liquidità o che desiderano liberare capitale prezioso dalle loro collezioni per altri scopi.

GEMMAE è il Comparto del tuo fondo che agevola liquidità a fronte del conferimento di opere d’arte, gioielli di pregio e materie prime.

Collezionisti e professionisti dell’arte potranno dunque fare leva sul loro patrimonio
artistico utilizzando il loro Fondo come una piattaforma di cartolarizzazione
con sede in Lussemburgo e dedicata all’erogazione di finanziamenti pro soluto garantiti da
opere d’arte, per la durata da uno a tre anni a fronte della costituzione in
garanzia di opere o collezioni d’arte (per importi minimi di 1 milione di euro), ma soluzioni molto più interessanti vengono studiate per opere di grandissimo valore: un nostro professionista specializzato è a disposizione per illustrarvi anche questo percorso.

il Comparto Gemmae offre soluzioni di finanziamento pro soluto competitive e flessibili

Per poter essere costituite in garanzia, le opere d’arte sia classiche che contemporanee
devono rispettare rigorosi criteri di idoneità.

Il mutuatario è libero di utilizzare i fondi ottenuti a sua discrezione. A fronte del
finanziamento, al mutuatario viene generalmente richiesto di depositare l’opera d’arte
presso un custode terzo o un porto franco.

Le opere d’arte sono il conferimento di maggiore richiamo per questo comparto, stante il forte interesse che questo settore riscuote negli ambienti finanziari, dove l’indice di apprezzamento delle espressioni d’arte viene oggi e continuamente, raffrontato all’apprezzamento degli indici finanziari.

E’ invece molto più semplice pensare che preziosi di alto valore, anche artistico, oppure metalli soggetti a quotazioni ricorrenti siano facilmente conferibili in questi portafogli sicuri: viene mantenuta la proprietà del bene, si aliena il possesso attraverso la costituzione del pegno, e si sfruttano i vantaggi della leva finanziaria e del rendimento che ne deriva da un impiego oculato e condiviso.

Il comparto GEMMAE ha lo scopo di rendere liquidi gli asset “fine arts”, durante un periodo di 5 anni (non si può ripetere l’operazione).

L’operatività consiste nel conferimento del valore tangibile, secondo la perizia che sarà accettata dal Depositary and Paying Agent.

Il conferimento potrà avvenire attraverso un veicolo di cartolarizzazione britannico (già disponibile e con conto corrente operativo), sul quale saranno depositate le azioni, corrispondenti al valore cartolarizzato dell’asset tangibile, dotate di identificativo ISIN.

Saranno quelle azioni che verranno presentate quale collaterale per le attività di investimento finanziario: il contratto con il financial trader sarà firmato dal tuo Cliente, con la nostra assistenza. I frutti dell’investimento saranno distribuiti attraverso il fondo alternativo di investimento al netto delle trattenute di legge. Se l’avente diritto economico  fosse assoggettato ad imposta in Italia, tale trattenuta sarà del 26% annuo.

Il fondo, del quale noi presiediamo l’Investment Committee, tratterrà una management fee.

I valori di rendimento ed ogni caricamento e commissione, verranno resi noti alla presentazione del progetto di investimento, che sarà corredato dal prospetto di investimento (obbligatorio).

Per potere procedere in questo genere di approccio, occorre dunque che ci vengano anticipati i seguenti documenti:

1. descrizione dell’opera corredata dalla documentazione fotografica;
2. attestazione di deposito presso soggetto delegato alla custodia;
3. History (provenienza, pubblicazioni, esposizioni etc.)
4. Attestato di libera circolazione (art. 68 del Codice dei Beni Culturali): per l’esportazione /spedizione definitiva di beni culturali di proprietà privata che non siano stati dichiarati dal MIBACT di interesse particolarmente importante o di eccezionale interesse, ha validità di trentasei mesi dalla data di emissione;
5. polizza assicurativa in corso di validità, completa di attestazione di pagamento dell’ultimo premio;
6. identificazione corretta del proprietario.

Ricevuta l’intera documentazione, nei successivi 10 giorni di calendario otterremo l’assenso da parte del Legal Adviser del fondo e dunque sarete nelle condizioni di potere avviare l’operazione.

In via di massima, dal conferimento del mandato alla liquidazione delle prime rendite, dovrebbero intercorrere 60 giorni di calendario: i termini saranno comunque meglio definiti nell’incarico. Al termine del 5° anno, l’opera sarà svincolata dalla prestazione di garanzia.

Abbiamo deciso di investire risorse ed attenzione a questo comparto, mettendoci a disposizione dei Family Office, dei Collezionisti e degli operatori del settore, per creare valore aggiunto e circolante in un settore che a volte vede immobilizzi assai importanti.

Per ogni approfondimento vi riceveremo volentieri a Milano od in Lussemburgo

 

 

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RENDIAMO LIQUIDI I VOSTRI ASSET – (seconda puntata) PARTECIPAZIONI

Le partecipazioni in società di capitali, non dematerializzate, ai soli fini di gestione e segregazione

LO ABBIAMO FATTO STRANO MA E’ VENUTO MOLTO BENE!
Dopo molto lavoro, dal 1 Febbraio 2018 è operativo il tuo fondo ed è aperto un mese di raccolta passiva: in questo mese dobbiamo contrarre la sottoscrizione dei soci accomandanti, proponendo l’asset di ciascuno ed i suoi desiderata.

Sarai infatti tu a decidere quale asset conferire, inserendolo in uno dei comparti determinati come segue: diventerà il tuo fondo, trasformerà i tuoi beni in liquidità corrente, che potrai impiegare quella liquidità per investire nei tuoi progetti produttivi, oppure per creare una rendita aggiungitiva.

In questa e nelle successive pubblicazioni andremo ad accennarvi le caratteristiche salienti dei “comparti” che immaginiamo tipici dell’attività. Oggi presentiamo

TENENS – COMPARTO DI CONFERIMENTO DI ASSET DI PARTECIPAZIONI
(certificati, non dematerializzati)

Il comparto TENENS è stato studiato per alcuni nostri Clienti che detengono partecipazioni in società produttive in Italia ed all’Estero, non dematerializzate, ovvero semplicemente iscritte a libro Soci. Il veicolo proposto assume a tutti gli effetti la funzione di holding, senza doversi caricare della titolarità della struttura, operando invece attraverso il conferimento delle quote nel vostro fondo alternativo di investimento, potrete segregare quelle partecipazioni, affidandole alla gestione da parte di un soggetto vigilato che garantirà lo stacco dei dividendi in unica cedola, e permettendovi di monitorare continuamente il valore del portafoglio attraverso il NAV.

Sia ai fini meramente pratici che per opportunità di semplificazione fiscale, in particolare in sede di dichiarazione delle partecipazioni detenute e dei relativi redditi, è sempre consigliabile far confluire le singole partecipate in un’unica struttura.

La società chiamata a detenere tali partecipazioni, che possono essere sia minoritarie che di controllo, comunemente definità holding puo’ assumere diverse configurazioni giuridiche oltre a poter essere distinta in due tipologie fondamentali:

  • La holding pura, o finanziaria, che non produce di per sé beni o servizi, ma ha come oggetto sociale quello di partecipare di altre società operative attraverso la detenzione di quote o azioni, i cui ricavi saranno essenzialmente l’incasso di utili distribuiti dalle partecipate ovvero di interessi nel caso alle stesse siano stati erogati dei finanziamenti.
  • La seconda è la holding mista o operativa, la quale oltre a svolgere funzioni di organizzazione nei confronti delle partecipate, esplica anche funzioni rilevanti per la stessa attività di impresa come per la produzione e scambio del prodotto.

In entrambi i casi, e quale che sia la forma giuridica adottata per la strutturazione della holding, già da queste brevi descrizioni appaiono di tutta evidenza i vantaggi che il beneficiario economico ultimo delle partecipazioni è in grado di trarre dalla loro concentrazione; risultano in particolare favorite le operazioni di immissione di capitale nelle partecipate quali apporto di patrimonio sociale oltre che di finanziamento rimborsabile a titolo oneroso o gratuito.

Per contro gli impegni sia di carattere finanziario che gestionale per la costituzione di un’apposita società, nonché per la sua gestione amministrativa e fiscale, costituiscono spesso un ostacolo non indifferente per molti dei detentori di partecipazioni non dematerializzate che li portano a matenere nel loro portafoglio personale una molteplicità di queste con le conseguenti implicazioni derivanti da una molteplicità di rapporti.

Ai soli fini di completezza informativa è appena il caso di accennare alla necessità, in sede di valutazione della forma giuridica, di individuare prioritariamente la giurisdizione (italiana od estera) in cui la stessa opererà e sarà di conseguenza fiscalmente tassabile.

Dopo questa breve disamina ci auguriamo risultino ancor piu’ evidenti i vantaggi offerti ai nostri Clienti dal conferimento delle varie partecipate da essi detenute personalmente nel comparto TENENS; vi invitiamo ulteriormente a voler valutare piu’ nello specifico tali vantaggi anche in relazione alle principali attività concernenti l’acquisizione e detenzione di una partecipazione, con i relativi adempimenti sia fiscali che non, ossia:

  • L’eventuale costituzione con apporto di capitali, piuttosto che l’acquisizione da terzi di società già esistenti.
  • La sottoscrizione di eventuali aumenti di capitale o l’erogazione di finanziamenti.
  • L’incasso di utili/dividendi oppure, in taluni casi, la copertura di perdite.
  • La cessione delle partecipazioni, con la eventuale tassazione di plusvalenze piuttosto che il conseguimento di minusvalenze.

Da non dimenticare in particolare, in tutti questi casi, l’opportunità di compensazione in capo all’unico soggetto detentore di partite di segno opposto con enormi semplificazioni ai fiscali oltre che sostanziali.

La valorizzazione delle Vostre partecipazioni è presupposto per l’accesso al credito.

Mantenere una quotazione costante della partecipazione, in qualunque società di capitali, in Italia e nel Mondo, è possibile attraverso il conferimento nel vostro fondo alternativo di investimento.

Gli oneri di conferimento e di gestione sono ridotti e proporzionati al valore di conferimento, che verrà certificato da un valutatore gradito alla Banca Depositaria: questo consentirà dunque di dematerializzare tale valore, attravreso l’attribuzione di codice ISIN delle azioni del fondo. Tali azioni saranno disponibili sul vostro conto titoli e saranno apprezzate secondo l’indice NAV del fondo stesso.

Le Vostre partecipazioni saranno così consolidate in uno strumento unico, valorizzato ricorrentemente, sul quale potrete proporre un pegno funzionale al ricorso al credito: sia per operazioni di risanamento che verranno operate dal fondo, che per impieghi diversi in attività produttive.

Il management del vostro fondo vi accompagnerà in queste operazioni, aiutandovi a creare nuova ricchezza dagli asset che finora non avete valorizzato adeguatamente.

STUDIO TORRI controllerà l’Investment Committee, determinando dunque le strategie di impiego dei fondi nel Vostro interesse.

In quanto ideatori e progettisti di questa soluzione finanziaria saremo orgogliosi di poterci confrontare con voi su di ogni dettaglio inerente.

Siete dunque invitati a richiedere e studiare le soluzioni di conferimento ed a fissare gli appuntamenti necessari a procedere con le proposte di sottoscrizione nel prossimo mese. Al termine di queste attività, stanti le sottoscrizioni preliminari che otterremo, provvederemo a redigere il debito prospetto informativo per l’apertura della raccolta al pubblico.

STUDIO TORRI Via Monte napoleone, 8 IT 20121 Milano
DIPARTIMENTO AMMINISTRATIVO Companies Area companies@studiotorri.eu +3902 9475 0060

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RENDIAMO LIQUIDI I VOSTRI ASSET – (prima puntata) IMMOBILIARI: ANDIAMO OLTRE L’IPOTECA

LO ABBIAMO FATTO STRANO MA E’ VENUTO MOLTO BENE!
Dopo molto lavoro, dal 1 Febbraio 2018 è operativo il tuo fondo ed è aperto un mese di raccolta passiva: in questo mese dobbiamo contrarre la sottoscrizione dei soci accomandanti, proponendo l’asset di ciascuno ed i suoi desiderata.

Sarai infatti tu a decidere quale asset conferire, inserendolo in uno dei comparti determinati come segue: diventerà il tuo fondo, trasformerà i tuoi beni in liquidità corrente, che potrai impiegare quella liquidità per investire nei tuoi progetti produttivi, oppure per creare una rendita aggiungitiva.

In questa e nelle successive pubblicazioni andremo ad accennarvi le caratteristiche salienti dei “comparti” che immaginiamo tipici dell’attività. Oggi presentiamo

DOMINUS – COMPARTO DI CONFERIMENTO DI ASSET IMMOBILIARI
(certificati, dematerializzati e con ISIN attribuito)

Il comparto DOMINUS è stato studiato per alcuni nostri Clienti che posseggono patrimoni immobiliari di un certo tenore e che hanno perso, negli ultimi lustri, la possibilità di utilizzare tali asset per garantirsi un ricorso al credito.
Monetizzare le proprie garanzie immobiliari è un’esigenza fondamentale, soprattutto sul mercato Italiano, che risulta uno dei più “mattonari” di Europa e dove le Banche, per cause note, non prediligono più la garanzia che è stata elettivamente più interessante negli ultimi 50 anni.

Questo Studio è stato dunque sollecitato a trovare una soluzione versatile: abbiamo prodotto uno strumento alternativo che inverte il comportamento dell’investitore e della banca di deposito: un fondo immobiliare raccoglie, normalmente, capitali perché siano aperte le opportunità di investimento e di trading nel settore; il vostro fondo (perché è dedicato a Voi proprietari immobiliari), consente di tramutare il mattone in denaro.
Il percorso che ha caratterizzato la produzione di questa soluzione è complesso e tecnicamente innovativo: abbiamo pensato di semplificare la comprensione di questa struttura, rispondendo alle domande più comuni che ci sono state poste negli ultimi due anni.

Leggete con calma; se avrete ancora dubbi, saremo a Vostra disposizione per gli approfondimenti necessari.

VDC un veicolo per la cartolarizzazione di patrimoni immobiliari
F.A.Q. – FREQUENT ASKED QUESTIONS

1. A chi viene rivolta la proposta di conferire il proprio patrimonio immobiliare in un veicolo di cartolarizzazione (VDC)?

La proposta di adesione è rivolta a chi abbia esigenze di perfezionare la gestione del patrimonio, a quanti vedano un vantaggio nella cartolarizzazione del valore del proprio patrimonio, a coloro i quali attraverso questa operazione vogliano ottenere un credito a fronte del patrimonio conferito ed a chi voglia migliorarne il rendimento.

2. Quali caratteristiche deve avere il patrimonio da conferire?

I Patrimoni devono essere liberi da pegni, censi ed ipoteche ed avere un valore accertabile di almeno € 5 milioni. Gli immobili dovranno essere di pregio, in località in cui il mercato immobiliare abbia una certa vivacità, in ogni caso devono rappresentare un valore riconoscibile e fungibile.

3. Il patrimonio deve essere a reddito?

Il patrimonio non deve necessariamente essere posto a reddito, la sua redditività sarà un fattore che aiuta a determinarne una maggiore considerazione di valore, nell’apporto per conferimento.

4. Come verranno gestite le rendite naturali del patrimonio?

Potrebbe essere necessario conferire le rendite nel veicolo societario destinatario del conferimento da un punto di vista contabile, non necessariamente da un punto di vista diretto.

5. Come faccio a conferire il patrimonio se Persona Fisica?

Attraverso la costituzione di una società di capitali uni personale, amministrata dallo stesso titolare: questa si adopererà per il conferimento nel veicolo societario di diritto Anglosassone che parteciperà VDC.

6. Come faccio a conferire il patrimonio se Persona Giuridica?

Attraverso la costituzione di una società di capitali di diritto Anglosassone che parteciperà VDC.

7. Quali spese devo affrontare per ottenere il conferimento?

Le spese da affrontare sono configurate in € 65.000,00, oltre IVA e CP, sommariamente così ripartite:

– predisposizione del dossier da parte dell’Advisor incaricato dal Sottoscrittore e coordinamento di ogni attività professionale correlata (€ 4.000,00 ca.);

– valutazione e perizia del patrimonio immobiliare da parte di Advisor Indipendente (EY, Deloitte, PWC, JLL, KPMG) in capo alla società di diritto Italiano ( € 35.000,00 ca.)

– predisposizione di interpello da parte dell’Advisor incaricato ad Agenzia delle Entrate, ovvero d’istanza in nome e per conto del contribuente rivolta all’Agenzia delle Entrate prima di attuare un comportamento fiscalmente rilevante, per ottenere chiarimenti in relazione al caso concreto e personale in merito all’interpretazione, alla applicazione o alla disapplicazione di norme di legge di varia natura relative a tributi erariali ( € 10.000,00)

– costituzione di veicolo societario di diritto Anglosassone speciale, a cura dell’Advisor incaricato, atto all’incameramento del conferimento del patrimonio immobiliare, in capo agli stessi Soci ed Amministratori della società di diritto Italiano ( € 12.000,00) che comprende incorporazione di società di diritto, comprensivo di nomina dei procuratori all’incorporazione, redazione statuto ed atto costitutivo, rappresentanti fiduciari , direttori, sede sociale annuale, amministrazione annuale, apertura conto corrente, domiciliazione di unità locale, emissione di certificati azionari. Non comprende l’aumento di capitale sociale, attraverso il conferimento del patrimonio immobiliare.

– Conferimento per aumento del capitale sociale della società di diritto Anglosassone, che sottoscriva il capitale della società di Asset Management (VDC), a cura dell’Advisor Incaricato (€ 11.000,00)

Questi costi vivi saranno oggetto di deposito cauzionale al conferimento di mandato, mentre il saldo delle prestazioni erogate, sarà addebitato all’erogazione della linea di credito in capo al Fondo, in ragione della misura massima del 3% al lordo delle spese anticipate attraverso il deposito cauzionale. Nella denegata ipotesi di parere sfavorevole da parte di Agenzia delle Entrate, verranno restituiti al cliente/mandante gli importi relativi ai capitoli di spesa non ancora affrontati (asseverazione ed apostille della perizia sul patrimonio immobiliare, costituzione del veicolo societario, conferimento per aumento di capitale, per € 28.000 ca.)

8. Quali garanzie mi vengono offerte sul buon esito dell’operazione?

L’operazione viene condotta al massimo della diligenza professionale dei soggetti incaricati, tuttavia non possono essere poste in essere delle garanzie circa il risultato, trattandosi di operazione destinata allo sbocco sul mercato finanziario, prima per l’ottenimento del credito, sia per l’attesa di un rendimento finanziario.

9. Perché allora dovrei rischiare di spendere € 65.000,00 a fronte di un risultato incerto?

L’operazione sarà conveniente, indipendentemente dall’atteso accesso al credito e dalla possibilità di ottenerne un rendimento reddituale:

9.1 La valutazione peritale certificata dall’Advisor Indipendente è di proprietà della società conferente: certificherà il valore del conferimento ma potrà essere utilizzata anche per altri scopi;

9.2 L’ottimizzazione del trattamento fiscale permette di calcolare l’ammortamento di questa spesa già dal primo anno: negli anni successivi il vantaggio fiscale si trasformerà in rendimento netto superiore all’attuale;

9.3 Nel caso il patrimonio non produca già reddito, attraverso la cartolarizzazione, sarà facilmente trasferibile con evidenti semplificazioni e risparmi anche in sede successoria;

9.4 La gestione del patrimonio potrà essere seguita da un esperto Real Estate Manager, a fronte di costo contenuto, con evidente sollievo dall’amministrazione corrente: sarà come avere delle obbligazioni in banca, senza la preoccupazione del sottostante.

10. Indipendentemente da questi vantaggi, non ho alcuna garanzia sul fatto che arriveremo a tale risultato vantaggioso: come posso essere garantito nell’impiego della somma richiesta?

Come abbiamo già detto, la somma richiesta costituisce solo un deposito cauzionale a garanzia: qualora mancasse la fiducia sufficiente a causarne il versamento, sarà possibile richiederne contro garanzia a mezzo di fidejussione bancaria a prima richiesta e, dunque, senza preventiva escussione del debitore. In questo caso, il deposito richiesto sarà per l’intero importo necessario a condurre in porto l’operazione, dunque almeno di € 100.000,00. I professionisti incaricati saranno a Vostra disposizione per la revisione del mandato in questo senso.

11. Quali professionisti mi assisteranno in questa operazione?

STUDIO TORRI si propone come Advisor per l’incarico di assistenza professionale sino al completamento dell’operazione: lavorerà a stretto contatto con i professionisti del titolare del patrimonio (avvocati, commercialisti, notai, private bankers). Lo Studio si avvale di collaborazione di Associati e Corrispondenti sull’intero territorio Italiano, al fine di mantenere un rapporto di massima prossimità con la clientela mandante.

12. Quali spese dovrò sostenere per la gestione del conferimento?

Le spese di gestione saranno definite nel prospetto informativo finale, che sarà approvato e sottoscritto da tutti i clienti Promotori di questa iniziativa: sono preventivate in circa 1,5% del valore del volume lordo di affari della società di Asset Management.

13. Quali vantaggi fiscali avrò dal conferimento?

Il profilo fiscale dell’operazione verrà gestito attraverso un confronto diretto con l’Agenzia delle Entrate. Fermi restando i carichi tributari locali, sarà possibile ottenere un’ottimizzazione dell’intero trattamento fiscale che risulterà dal documento condiviso con Agenzia delle Entrate.

14. Quali vantaggi patrimoniali avrò dal conferimento?

La cartolarizzazione del patrimonio produce dei benefici in termini di determinazione del valore e di costante suo apprezzamento, in linea diretta con l’andamento dei mercati.

15. Quali vantaggi finanziari avrò dal conferimento?

Il conferimento faciliterà l’accesso al credito internazionale, nella misura almeno del 20% rispetto al valore accertato di conferimento, con possibilità di ottenerne anche sino al 70% del valore. L’impiego di tale quantità di credito, se avverrà attraverso il Fondo d’Investimento di VDC, procurerà un rendimento finanziario sotto forma di cedola annua, al netto dell’imposta ritenuta alla fonte.

16. Quali vantaggi legali avrò dal conferimento?

Il conferimento produce degli effetti benefici sulla gestione legale del patrimonio: cartolarizzazione, segregazione e trasferibilità.

17. Potrei incorrere in problemi di natura fiscale?

Il parere preventivo di Agenzia delle Entrate provvederà delle indicazioni precise circa il comportamento da tenere nell’operazione, per non avere problemi di natura fiscale.

18. Quali rischi corro di perdere il mio patrimonio?

Non vi sono rischi di perdere il patrimonio a causa del conferimento. I rischi sul patrimonio (capitale), saranno limitati alla destinazione dell’impiego della quantità di credito che sarà concessa dalle banche che interverranno. L’utilizzo personale del credito concesso, riporta il rischio alla responsabilità personale del Titolare. L’impiego in un’amministrazione gestita secondo il prospetto informativo che sarà approvato dai Soci di BCM, sarà caratterizzato da quel rischio che sarà da tutti conosciuto ed approvato, con la sottoscrizione del prospetto informativo.

19. Chi valuterà il mio patrimonio?

La valutazione del patrimonio immobiliare sarà affidata ad un Advisor terzo, fra quelli graditi dalle banche che interverrebbero per la concessione del credito, quali Ernst & Young – Deloitte – KPMG – Jones Lang Lasalle – Grant Thorton. La loro valutazione sarà vincolante circa il valore di conferimento.

20. Quanto mi costerà la valutazione?

La valutazione costerà almeno € 35.000,00 di spese vive oltre ad un importo percentuale che verrà addebitato a carico della linea di credito che verrà ottenuta (success fee) ed inciderà circa il 1,8 % dello stesso credito ottenuto.

21. Quando dovrò pagare la valutazione?

Le spese di base saranno addebitate sulla prestazione cauzionale, che dovrà essere effettuata in sede di conferimento dell’incarico all’Advisor Incaricato. Il saldo sarà effettuato per ordine del Fondo, a carico della linea di credito ottenuta.

22. Come avverrà tecnicamente il conferimento nella mia società di diritto Anglosassone?

Il conferimento avverrà attraverso una delibera della società con la emissione di nuove azioni pari al valore del bene conferito che risulterà da un atto notarile nel paese d’origine della proprietà.

23. Come avverrà la sottoscrizione del capitale del VDC da parte della mia società Anglosassone?

Attraverso una serie di documenti legali già pronti predisposti in maniera tale da evitare il pagamento della tassa di trasferimento (stamp duty) in Inghilterra. Il tutto si completerà con la comunicazione alla Camera di Commercio (Companies House) dell’aumento del Capitale Sociale.

24. Chi amministrerà il VDC?

Un Consiglio d’Amministrazione formato da tre persone con un Amministratore Delegato: il profilo dei magare sarà sottoposto all’approvazione dei promotori in fase di predisposizione del prospetto Informativo: saranno professionisti che rispondano ai requisiti necessari e funzionali all’importanza dell’operazione ed alle Leggi del Regno Unito.

25. Quale diritto di voto avrò nel VDC?

Gli azionisti/investitori non hanno nessun diritto di voto: essi eserciteranno il loro diritto di controllo sull’operato del Consiglio di Amministrazione, attraverso l’esercizio dei diritti riservati dalle Leggi del Regno Unito. Il diritto di voto sarà espresso dagli Advisor che saranno azionisti qualificati e soggetti alle responsabilità specifiche previste dalle Leggi del Regno Unito.

26. Quale funzione avrà dunque il VDC?

Quello di detentore del patrimonio immobiliare di proprietà della società di diritto italiano e garante dei finanziamenti ottenuti.

27. Perché è stata scelta la Gran Bretagna per la costituzione del VDC?

Perché la Gran Bretagna, ed in particolare Londra è uno dei più grandi centri finanziari al mondo, dove convergono tutte le nostre principali fonti di approvvigionamento di denaro e di investimento. L’avvento della Brexit non inficia le operazioni che verranno avviate entro la data di avviamento della procedura di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. In seguito, si valuteranno le conseguenze, in base alle nuove norme che verranno promulgate.

28. Quale garanzia avrò sulla gestione separata del mio conferimento?

Il conferimento sarà sempre rappresentato da azioni de materializzate (identificate da codice ISIN e depositate sul conto della società di Asset Management): sarà sempre individuabile il loro valore intrinseco, il NAV del fondo ed il loro impiego quale collaterale per le linee di credito richieste da Fondo. Non sarà centralizzata in nessoun modo l’amministrazione del patrimonio immobiliare, che invece risentirà dei benefici effetti dell’amminsitrazione da parte della società di Asset Management che ne determinerà l’ottimizzazione della profittabilità, la tutela dell’integrità ed il libero trasferimento e riscatto, al netto degli impegni contratti con le banche che ne erogheranno credito a fronte del pegno.

29. Cosa è un Fondo di Investimento?

Un fondo comune di investimento è uno strumento finanziario paragonabile a un grande salvadanaio dove confluiscono le risorse di piccoli e grandi risparmiatori. La gestione del “salvadanaio” è affidata a una società di gestione degli investimenti che offre il vantaggio di un servizio di investimento professionale a tutti i risparmiatori che altrimenti, avendo a disposizione un piccolo capitale o essendo privi delle competenze necessarie, non potrebbero permetterselo. Il gestore di un fondo investe in diverse tipologie di attivi quali liquidità, obbligazioni, azioni e immobili. La decisione su cosa comprare dipende dall’obiettivo d’investimento del fondo.

30. Quali sono le differenze principali tra fondi chiusi e aperti?

I fondi chiusi hanno un portafoglio di attività fisso, il quale può crescere (o diminuire) in funzione della performance positiva (o negativa) degli investimenti – senza che tuttavia si verifichino di norma nuovi afflussi o deflussi di capitali dagli / agli investitori. Un investitore che desideri uscire dal fondo deve quindi vendere le proprie quote sul mercato a un altro soggetto che desidera invece investirvi il proprio denaro. Per contro, le attività presenti nel portafoglio di un fondo aperto possono cambiare sia a seguito delle oscillazioni dei mercati, sia in funzione degli afflussi o dei deflussi netti di capitali apportati o riscattati dagli investitori. In caso di afflusso di denaro fresco, il gestore effettua nuovi investimenti nelle attività sottostanti; per converso, gli investitori che vogliono uscire rivendono le quote al gestore, il quale a sua volta liquida gli investimenti sottostanti per fare fronte ai riscatti netti.

31. Gli investitori percepiscono differenze a livello operativo?

Gli investitori in fondi aperti acquistano e vendono le proprie quote a un prezzo pari al valore delle attività sottostanti (subordinatamente a un sufficiente livello di liquidità). Di norma, il prezzo dei fondi chiusi quota invece a premio o a sconto rispetto alle attività sottostanti, in funzione dell’equilibrio tra l’offerta espressa dagli investitori in uscita e la domanda di quelli in entrata.

32. Nei fondi chiusi, il premio rispetto al NAV può essere espressione delle capacità del gestore?

Studi accademici hanno ipotizzato che un premio rispetto al NAV possa riflettere le capacità del gestore o la rarità delle attività sottostanti, mentre uno sconto può essere espressione di una mancanza di fiducia nel gestore. I dati Morningstar evidenziano tuttavia che, in una prospettiva di lungo termine, i fondi chiusi statunitensi hanno quotato in media con un leggero sconto. Questo fenomeno tende ad accentuarsi nelle fasi ribassiste del mercato, mentre si riduce o passa in territorio opposto (premio) quando i mercati si trovano in una fase rialzista e gli investitori sono più ottimisti.

Alcuni fondi chiusi possono riacquistare le proprie quote al fine di ridurre il livello di sconto, incrementando così il valore per gli altri investitori. Talvolta, raider esteri cercano di acquistare il controllo e liquidare il fondo al valore di mercato, eliminando di fatto lo sconto. Nonostante questi provvedimenti, una quotazione a sconto o a premio rispetto al NAV raramente viene meno del tutto, forse perché la domanda espressa nei confronti della maggior parte dei fondi chiusi è dominata da investitori retail che tendono ad assumere un atteggiamento prociclico.

33. Cosa significa NAV?

N.A.V. è un acronimo che sta per Net Asset Value. È un metodo usato dalle società d’investimento per valutare il rendimento azionario nei loro portafogli e serve principalmente per:

– Vendere nuove quote

– Rimborsare le quote esistenti

N.A.V. = (attività di mercato degli asset – passività) / (quote in circolazione)

Tenuto conto che i fondi comuni pagano praticamente tutti i loro redditi e plusvalenze in forma di interessi e dividendi, il Total Return è una misura migliore del valore di un portafoglio.

Nel caso dei fondi comuni di investimento di tipo aperto il NAV viene calcolato quotidianamente e comunicato attraverso i principali quotidiani a diffusione nazionale, valorizzato dal prezzo di chiusura a fine giornata delle varie attività in portafoglio; nel caso dei fondi chiusi, il NAV viene calcolato con frequenza meno elevata (solitamente mensile). Il N.A.V. viene contabilizzato a bilancio. Il suo valore può discostarsi dal prezzo di mercato per le quote del fondo, non appena queste iniziano ad essere scambiate in Borsa: il prezzo viene determinato dall’incontro di domanda e offerta, che a loro volta dipendono da altri fattori, non tutti riconducibili al bilancio di esercizio. L’investitore può scegliere se vendere le quote al prezzo di Borsa (che può anche essere inferiore al valore nominale e determinare una perdita secca in conto capitale), oppure di avvalersi delle finestre di entrata-uscita previste una/due volte all’anno (es. maggio/giugno e ottobre/dicembre) ad un prezzo prestabilito -non di Borsa- nel contratto per la vendita o l’acquisto di nuove quote: in alcuni fondi, il regolamento limita la finestra di uscita al fatto che sia possibile usufruirne solo se ci sono sufficienti nuove domande di sottoscrizione, altrimenti si slitta alla finestra successiva. Il fondo non si impegna al buy-back di quote proprie, nel caso in cui il socio che vuole vendere non trovi una domanda corrispondente di nuove quote. La finestra di entrata /uscita ha l’utilità di calmierare i prezzi di Borsa, con un mercato secondario (quello delle finestre) che opera acquisti e vendite ad un prezzo prestabilito contrattualmente.

34. Chi copre i costi operativi nei fondi aperti?

Quando i capitali entrano o escono dai fondi aperti, le spese di negoziazione sono in molti casi ripartite in capo a tutti gli investitori. L’impatto di questi costi può essere trascurabile nei fondi di ampie dimensioni con pochi movimenti, ma può anche zavorrare la performance nei piccoli fondi con rapidi tassi di crescita. Per un fondo aperto con strategie specialistiche su attività relativamente illiquide come small cap o azioni dei mercati di frontiera, una buona performance negli anni iniziali (in cui le dimensioni del fondo sono ancora contenute) può essere forse difficile da replicare in seguito se i buoni risultati attraggono volumi importanti di nuovi capitali, senza che questi ultimi risultino altrettanto facilmente investibili. Di conseguenza, nel momento in cui si avvicinano ai limiti massimi di capacità, molti gestori di successo di fondi aperti che operano in aree specializzate chiudono i propri veicoli ai nuovi investimenti al fine di tutelare gli investitori esistenti. Qualora un gestore non intervenga in questo senso, può verificarsi una “deriva” dello stile d’investimento tale da erodere la rilevanza del track record del fondo stesso.

35. Che cosa accade in presenza di condizioni di mercato avverse?

Nelle fasi di stress dei mercati, come durante la recente crisi finanziaria, alcune attività possono divenire illiquide, mentre altre restano facili da vendere. Quando questo scenario si verifica per un fondo aperto, i primi investitori che escono tendono a ricevere il denaro realizzato dal gestore con la vendita delle attività più liquide. Mentre ciò risulta positivo per gli investitori più risoluti, quelli più titubanti si ritrovano in portafoglio quote di un fondo non equilibrato, che detiene perlopiù attività illiquide impossibili da vendere prontamente e per le quali la valutazione teorica può scendere ancora di più rispetto a quanto sarebbe accaduto al fondo ben bilanciato che operava prima dell’inizio della situazione di stress dei mercati. Esempi ben noti a riguardo nel corso degli ultimi anni comprendono alcuni mercati di frontiera, il comparto immobiliare e i fondi sulle obbligazioni societarie. I gestori hanno una certa facoltà di imporre restrizioni (c.d. “gate”) ai riscatti. Se questo avviene in una fase precoce della situazione di stress, esso trasforma temporaneamente un fondo in un veicolo chiuso, proteggendo così gli investitori rimanenti. Ma nello scenario peggiore questa chiusura avviene dopo che gli investitori più rapidi sono già usciti, lasciando gli altri intrappolati in un portafoglio di attività sottostanti illiquide, le quali possono essere infine vendute nel momento in cui una certa liquidità riappare sui mercati – e di norma ciò avviene quando le quotazioni sono in prossimità dei minimi assoluti.

36. Questo principio è valido anche per i fondi chiusi?

Per un fondo chiuso questo processo non può semplicemente verificarsi. Nel momento in cui cercano di uscire, gli investitori più risoluti trovano pochi acquirenti e ciò spinge al ribasso il prezzo delle quote, le quali presentano uno sconto sostanziale rispetto al NAV effettivo. Al culmine della crisi finanziaria a inizio 2009, lo sconto medio dei maggiori fondi chiusi statunitensi quotati aveva raggiunto il 25 per cento. Il gestore non è tuttavia obbligato a vendere le attività sottostanti per fare fronte ai riscatti. Gli investitori disposti a tenere duro durante una fase di stress conserveranno quindi una partecipazione in un portafoglio di attività ben bilanciato e conforme alle scelte del gestore, con buone possibilità di recupero una volta superata la situazione di stress; questi investitori non dovranno inoltre subire una liquidazione forzata in prossimità dei minimi di mercato a causa delle vendite operate da altri investitori nel fondo. In effetti, dopo la crisi finanziaria il livello di sconto si è ridotto rapidamente di pari passo con la ripresa dei mercati, fornendo a questi fondi un ulteriore elemento di rendimento oltre alla crescita dei prezzi delle attività sottostanti.

37. Qual è dunque la scelta migliore per gli investitori: un fondo aperto o un fondo chiuso?

In conclusione è possibile affermare che la scelta tra un fondo aperto e un fondo chiuso dipende in ampia misura dalla tipologia di attività sottostanti. Per gli investimenti sui mercati principali e caratterizzati da un’elevata liquidità, come le azioni large cap delle economie sviluppate, un fondo aperto ben affermato e di ampie dimensioni può essere in molti casi la scelta più consona. Esso consente infatti di evitare le fluttuazioni del livello di premio/sconto tipiche dei fondi chiusi, e la sua massa critica sufficientemente ampia permette di sottrarsi alla problematica dell’attribuzione dei costi, sebbene al contempo sia assente qualsiasi possibilità di leva finanziaria. Per contro, i fondi chiusi sono probabilmente la scelta più opportuna quando le attività sottostanti sono immobili, mercati di frontiera od obbligazioni societarie con rating bassi, in quanto questi asset sono o rischiano di diventare illiquidi in tutti gli scenari problematici descritti in precedenza.

38. Che ruolo ha la banca depositaria del fondo?

La banca depositaria ha il compito di custodire gli strumenti finanziari e le disponibilità liquide di un fondo comune di investimento. La banca depositaria, nell’esercizio delle proprie funzioni:

– accerta la legittimità delle operazioni di emissione e rimborso delle quote del fondo, nonché la destinazione dei redditi del fondo;

– accerta la correttezza del calcolo del valore delle quote del fondo o, su incarico della SGR , provvede essa stessa a tale calcolo;

– accerta che nelle operazioni relative al fondo la controprestazione sia ad essa rimessa nei termini d’uso;

– esegue le istruzioni della società di gestione del risparmio se non sono contrarie alla legge, al regolamento o alle prescrizioni degli organi di vigilanza.

La banca depositaria è responsabile nei confronti della società di gestione del risparmio e dei partecipanti al fondo di ogni pregiudizio da essi subito in conseguenza dell’inadempimento dei propri obblighi. La Banca Centrale autorizza l’esercizio delle funzioni di banca depositaria e disciplina, sentita l’Autorità di Vigilanza, le condizioni per l’assunzione dell’incarico e le modalità di sub-deposito dei beni del fondo. Gli amministratori e i sindaci della banca depositaria riferiscono senza ritardo alla Banca Centrale ed alla Autorità di Vigilanza, ciascuna per le proprie competenze, sulle irregolarità riscontrate nell’amministrazione della società di gestione del risparmio e nella gestione dei fondi comuni.

39. Che ruolo ha l’Advisor del fondo?

Si richiede all’Advisor di collaborare con il Fondo nello svolgimento delle seguenti attività relative ai

comparti finanziari:

1. definizione del profilo rischio-rendimento dei comparti, identificazione dell’universo investibile e della asset allocation strategica, inclusa l’eventuale introduzione di classi di investimento relative a strumenti alternativi, definizione dei margini di libertà da concedere ai potenziali gestori;

2. stesura dei bandi di gara e dei relativi questionari ai fini dell’individuazione dei soggetti cui affidare i mandati di gestione, identificazione dei criteri di valutazione dei potenziali gestori, selezione di tali soggetti e stesura delle convenzioni di gestione;

3. definizione delle linee guida agli investimenti da assegnare ai gestori e costruzione del sistema di valutazione e controllo delle performance dei gestori;

4. valutazione delle asset allocation tattiche poste in essere dai diversi gestori nei singoli mandati (anche alla luce delle dinamiche dei mercati finanziari e dei flussi di liquidità presenti nei mercati stessi) e monitoraggio continuo dei portafogli con indicazione tempestiva di eventuali superamenti dei limiti di mandato o del comparto complessivo;

5. elaborazione di stime periodiche sull’andamento futuro dei mercati necessarie alla definizione e manutenzione dell’asset allocation strategica;

6. predisposizione di valutazioni indipendenti periodiche a supporto di quelle interne elaborate dagli uffici del Fondo circa l’operato dei gestori;

7. predisposizione di report periodici sull’andamento globale dell’economia e dei mercati finanziari, nonché di report specifici su tematiche economiche e finanziarie particolarmente rilevanti.

Nell’eventualità di investimento in strumenti alternativi, il Fondo valuterà se richiedere all’Advisor di dare supporto nell’individuazione dei gestori cui affidare tale attività.

40. Cosa è il Prospetto Informativo?

In termini generali, per prospetto informativo si intende, nell’ambito dei mercati finanziari, la documentazione informativa predisposta ai fini di informazione del pubblico degli investitori. La definizione di prospetto informativo, nel diritto dei mercati finanziari italiano, deriva principalmente dalla Direttiva 2003/71/CE, e dal relativo regolamento di attuazione dell’anno successivo (Regolamento 809/2004/CE). Secondo la disciplina primaria e secondaria attualmente vigente, il prospetto informativo si compone di: Documento di Registrazione, Nota Informativa sugli Strumenti Finanziari e Nota di Sintesi. Il contenuto minimo del Documento di Registrazione (per esteso: “documento di registrazione sull’emittente”) è disciplinato, a seconda della tipologia di soggetto che ha emesso gli strumenti finanziari oggetto del prospetto informativo, da uno degli schemi allegati al citato regolamento 809/2004/CE. La funzione di tale documento è quella di dare al pubblico degli investitori informazioni precise ed aggiornate circa il soggetto che ha emesso (il cosiddetto Emittente) gli strumenti finanziari.

41. Potrò uscire dal vincolo di conferimento?

Si dopo un periodo di tempo deciso in accordo con il cliente: si prevede un impiego nell’operazione di cinque anni, con ciclicità rinnovabile. Nel prospetto informativo, i Promotori definiranno le regole di uscita e disimpegno del conferimento in BCM

42. Cosa succederà quando morirò?

Si applicheranno le leggi inglesi sulla successione: in merito si consideri sommariamente quanto segue, stante la disponibilità degli Advisor ad approfondire la questione in capo alla specificità della Vostra posizione.

Nel caso di beni mobili, la legge inglese si applica a tutte le persone che sono domiciliate in Inghilterra e Galles. Il concetto di “domicilio” (Domicile) e` stato elaborato dalla Common Law ed e` completamente diverso dall` omonimo concetto regolato dall` art. 43 del nostro Codice Civile.

La legge inglese e` diversa su questo punto fondamentale dalla legge Italiana, per cui vanno considerate con cautela e con un legale specializzato le conseguenze pratiche per un cittadino Italiano che desidera fare testamento in Inghilterra.

Cosa succede se una persona soggetta alla legge inglese muore senza lasciare testamenti: in questo caso la legge inglese prevede la successione intestata (Intestate estates), che è regolata dall’Administration of Estates Act 1925 (Legge sull` amministrazione degli assi ereditari del 1925). Il punto fondamentale e` determinato dalla sopravvivenza del coniuge. Ove il coniuge sopravviva al Defunto, avrà diritto:

– a tutti gli oggetti e beni mobili del defunto (come definiti dalla legge inglese),

– ad un legato di GBP 250.000

– ad un diritto di uso / interesse in un trust su ½ dell` asse ereditario residuo.

Ove il Defunto lasciasse anche dei figli agli stessi andrà la rimanente quota di ½ dell` asse ereditario residuo, soggetto ad un trust nel caso gli stessi siano minorenni.

Qualora il Defunto non lasciasse figli, il legato al coniuge superstite aumenta a GBP 450.000. La rimanente quota di ½ dell` asse ereditario residuo va distribuita ai genitori se in vita, e/o ai fratelli e sorelle del Defunto.

Se il Defunto non lascia un coniuge, allora per legge l` asse ereditario andrà distribuito a:

– i figli

– i genitori

– i fratelli e sorelle del Defunto

– i nonni del Defunto

– gli zii e le zie.

E se tutti questi mancano allora l` intero asse ereditario devolve alla Corona, oppure al Ducato di Lancaster o al Duca di Cornovaglia. L` argomento e` estremamente tecnico, e si consiglia sempre di considerare la propria posizione specifica con legali specializzati.

Tuttavia, e` chiaro che, se una persona soggetta alla legge inglese muore senza lasciare un testamento valido, nella stragrande maggioranza dei casi, l’ intero asse ereditario passa al coniuge superstite.

Fiscalmente questa successione è neutra, in quanto nella grande maggioranza dei casi (ma ci sono importanti eccezioni), non si applicano imposte di successione inglesi ai trasferimenti successori al coniuge sopravvissuto.

In pratica, questa successione non è però sempre soddisfacente, specialmente nel caso di assi ereditari medio / piccoli, quando il titolare potrebbe voler fare lasciti / donazioni direttamente ai propri figli, ad altri familiari oppure anche a terzi, enti di beneficienza etc.

In questi casi, secondo la legge inglese è necessario fare testamento.

Per informazioni ed approfondimenti saranno a Vostra disposizione gli Advisor ed il Management di Beumont Capital Management Limited: è importante che si comprenda che questo documento è realizzato a scopo informativo e non costituisce né può essere in alcun caso considerato offerta di vendita, sottoscrizione e sollecitazione di qualsiasi natura. I Promotori saranno dunque gli stessi proprietari di patrimoni immobiliari che siano interessati a procedere alla cartolarizzazione, partendo dai principi cardine che sono stati sino qui illustrati.

Per maggiori informazioni ed approfondimenti, Vi invitiamo a rivolgervi a

administration@studiotorri.eu

STUDIO TORRI controllerà l’Investment Committee,

determinando dunque le strategie di impiego dei fondi.

In quanto ideatori e progettisti di questa soluzione finanziaria saremo orgogliosi di poterci confrontare con voi su di ogni dettaglio inerente
Siete dunque invitati a richiedere e studiare le soluzioni di conferimento ed a fissare gli appuntamenti necessari a procedere con le proposte di sottoscrizione nel prossimo mese. Al termine di queste attività, stanti le sottoscrizioni preliminari che otterremo, provvederemo a redigere il debito prospetto informativo per l’apertura della raccolta al pubblico.

STUDIO TORRI Via Monte napoleone, 8 IT 20121 Milano
DIPARTIMENTO FINANZIARIO finance@studiotorri.eu +3902 9475 0060 Massimiliano Cicchinelli

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il fondo per gli asset illiquidi: trasformiamoli in denaro !

LO ABBIAMO FATTO STRANO 

MA E’ VENUTO MOLTO BENE!

Dopo molto lavoro, dal 1 Febbraio 2018 è operativo il tuo fondo ed è aperto un mese di raccolta passiva: in questo mese dobbiamo contrarre la sottoscrizione dei soci accomandanti, proponendo l’asset di ciascuno ed i suoi desiderata.

Sarai infatti tu a decidere quale asset conferire, inserendolo in uno dei comparti determinati come segue: diventerà il tuo fondo, trasformerà i tuoi beni in liquidità corrente, che potrai impiegare  per investire nei tuoi progetti produttivi, oppure per creare una rendita aggiungitiva.

I “comparti” che immaginiamo tipici dell’attività si suddividono come segue, alcuni già risolti, altri in fase di elaborazione:

– CONFERIMENTO DI ASSET IMMOBILIARI

(certificati, dematerializzati e con ISIN attribuito)

– CONFERIMENTO DI ASSET ILLIQUIDI

(partecipazioni in società di capitali, non dematerializzate, ai soli fini di gestione e segregazione)

– CONFERIMENTO DI ASSET CARTOLARI

(strumenti finanziari, tipicamente SBLC et BG)

– CONFERIMENTO DI ASSET TANGIBILI

(materie prime e fine arts, tipicamente dipinti certificati, pubblicati e non vincolati)

– CONFERIMENTO DI ESERCIZI FARMACEUTICI

(conferimento al valore di Calcolo dell’Avviamento, secondo il metodo enunciato dall’Art.110 Testo Unico Legge Sanitaria per l’Italia, dematerializzato e con ISIN attribuito)

– CONFERIMENTI DI ASSET MOBILIARI

(titoli di ogni sorta, dematerializzati e con ISIN attribuito)

– CONFERIMENTI IN NATURA (denaro)


STUDIO TORRI controllerà l’Investment Committee, determinando dunque le strategie di impiego dei fondi.

Siete dunque invitati a richiedere e studiare le soluzioni di conferimento ed a fissare gli appuntamenti necessari a procedere con le proposte di sottoscrizione nel prossimo mese. Al termine di queste attività, stanti le sottoscrizioni preliminari che otterremo, provvederemo a redigere il debito prospetto informativo per l’apertura della raccolta al pubblico.

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EGYPT: Revolution Day January 25… but what about GIULIO REGENI? Two years ago the death of Giulio Regeni but there is still no culprit !!!

Before paying homage to the memory of the Italian researcher, let’s try to understand what this terrible date for us means in Egypt

It falls on January 25th each year and celebrates the revolution of 2011 started by a popular uprising against the government.

People can remember the sacrifices the protestors made to bring about change in government.

The Egyptian Revolution of 2011 started on January 25th of 2011 with a popular uprising against high unemployment and low wages. Protestors held demonstrations all around the country and on February 11 President Mubarak resigned.

25 January 2018: The reason January 25 is Police Day in Egypt

It dates back to 1952 when 50 policemen were killed and 80 were wounded in Ismailia by the British colonization. The massacre was the spark of the revolution that ended the monarchy in Egypt on July 23 of the same year.

Few months before the incident, the armed struggle against the British camps and soldiers culminated, resulting in huge losses. Suppliers abstained from providing food necessary to 80,000 British soldiers.

Egyptian workers at the British camps – whose number was 91,572 – quit their jobs, registering their resignations between October 16 and November 30 in 1951, after the government had announced earlier that workers wishing to leave their jobs in British camps are invited to register their names in the records, according to Al Masry Al Youm.

As the status of British forces in the Suez Canal governorates has become critical, Brigadier Kenneth Exham, the British commander warned Egypt’s police to leave Ismailia and surrender their weapons while 7,000 British soldiers equipped with machine guns, tanks and armors surrounded the governorate building and its barracks.

The nearly 800 Egyptian officers and soldiers inside resented the threat and resisted despite possessing only shotguns, according to Al Masry Al Youm. After the clashes were over, those who survived from the Egyptian officers were captured by the British forces; then the British forces destroyed the villages around Ismailia and killed civilians as the British suspected that the citizens engaged in the armed struggle against the colonization hid in those villages.

As a result, protests broke out across Cairo calling up for intensifying the armed struggle against the British colonization whose troops withdrew completely from Egypt in June 1956.

After the 1952 Revolution, January 25 has been celebrated as Police Day and has become an official holiday. Six years ago, the day witnessed a revolution as well.
Millions of Egyptians took to the streets in the January 25 Revolution that lasted over 18 days in 2011. Their motto was “Bread, Freedom, and Social Justice”. Only patriotic slogans were chanted without mentioning any parties or ideological slogans.

The date marking the historic uprising, which protested police brutality, coincides with the Police Day. The protests were organized by the “We are all Khaled Said” Facebook page named after a torture victim in Alexandria. Said was beaten to death in the street by policemen on June 6, 2010 for allegedly possessing drugs.

On the Friday of Fury (January 28, 2011), the crowds started to chant “the people want to overthrow the regime” until former President Mohamed Hosni Mubarak resigned on February 11 of the same year. The protests resulted in clashes that broke out between security forces and protesters, leading to casualties in both sides.

In the transitional period, the Islamists gained power, especially the now-outlawed Muslim Brotherhood, as they gained the majority of seats in the Parliament and one of their leaders became president on June 30, 2012.

A new constitution was set in 2013 before former President Mohamed Morsi was ousted over mass protests from June 30 to July 3 of the same year. The 2013 constitution was halted as a new constitution was drafted and passed in January 2014 through a referendum.

Few months later on June 8, 2014, former Defense Minister Abdel Fatah al-Sisi was elected president after quitting service at the Egyptian Armed Forces as a field marshal.

Two years ago the death of Giulio Regeni but there is still no culprit !!!

On January 25, 2016, traces of Giulio Regeni, the missing Italian doctoral student while in Cairo for his university research, were lost. His body was found nine days later.

On the anniversary of the disappearance, the parents, Paola and Claudio Regeni, have appealed on Facebook to ask for truth and justice for Giulio.

“Our monthly calendar has evidence on three main dates – they said – on the 25th, the disappearance of Giulio, on the 3rd, the day of the discovery of his body, on the 14th, a point on the situation of the media escort. This means that all citizens who ask for truth and justice with us for Julius, carefully follow everything that happens and all the choices that are made to arrive at the truth. We hope that shortly we will add to these three dates the one in which we will be given the ‘true’ and complete truth about the responsibility of the barbarous killing of our son. ”

Unpublished document two years after his death: “Tortured by the services of Al Sisi”

Giulio Regeni, an Italian researcher at the University of Cambridge, originally from Fiumicello (Udine), was kidnapped in Cairo on January 25, 2016, only to be found dead nine days later near a prison of the Egyptian secret services. Now an anonymous document appears which, if it proves authentic, would prove that Giulio had been kidnapped by the 007 civilians and then handed over to the soldiers of Al Sisi: he would have been tortured and killed by them.

It could represent an important step forward in the search for the truth about the tragic case of the young person. The document, according to the reconstruction of the Republic, is in the investigation file of the Rome prosecutors: dated January 30, 2016, signed by Colonel Khaled Faouzi, and bears the stamp of civilian intelligence, the NSA, which Italian investigators indicate like the structure that underlined Regeni.

The report documents the transfer of the Italian prisoner from the civil secret service to the military service and Regeni is referred to as an “Italian citizen accused of espionage on behalf of British foreign intelligence services and organization with third parties to destabilize the country, causing unrest public for the fall of the Egyptian government on the occasion of the people’s celebrations for the fifth anniversary of the glorious January revolution “.

In the document, which also contains a “general profile of the personality” of the Italian researcher, there is a list of personal affections transferred with the prisoner and among them also a medical certificate of fundamental importance. The text is signed by the Colonel Medical Director General of the Wadi Al Nil Hospital: it shows the good psychophysical state of the prisoner and the absence of injuries, “except a bleeding wound of a centimeter with hematoma on the forehead due to the impact of the head against the water tap during the midday bath on Monday, January 29, 2016 “. So, if it were authentic, it would prove that torture and death would be caused by military intelligence under the control of the presidency of Al Sisi.

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quando il debitore non riesce a saldare un debito, la banca sarà obbligata a coprirlo

LE GARANZIE BANCARIE A SODDISFAZIONE DEL DEBITO CHIROGRAFARIO

La garanzia bancaria è una garanzia offerta da un istituto di credito che certifica che le passività del debitore saranno soddisfatte. In breve: quando il debitore non riesce a saldare un debito, la banca sarà obbligata a coprirlo.

QUALCHE NOZIONE PRIMA DI AIUTARVI AD OTTENERLA IN VOSTRO BENEFICIO

Questo strumento viene generalmente tratto dalla Vostra banca e per Vostra richiesta, a fronte dell’immobilizzo di valori liquidi o liquidabili prontamente, a fronte di una commissione di gestione del rischio, dunque consentendo al proprio Cliente di perfezionare la propria prestazione di pagamento solo all’occorrenza.

Con il termine garanzia a prima richiesta si intende una promessa di pagamento da parte di un soggetto (garante) per ordine e conto di un ordinante a favore di un terzo (beneficiario) contro semplice richiesta scritta (inviata dal beneficiario stesso) da inoltrarsi entro una determinata data (scadenza).

Questo tipo di impegno, pur se chiamato in vari modi nei contratti internazionali (bond, guarantee, security, demand guarantee, lettera di credito stand-by) sostanzialmente assolve sempre alla funzione tipica di un deposito cauzionale in contanti, cioè di fornire al beneficiario un facile e veloce accesso a un risarcimento monetario in caso di inadempienza della controparte (ordinante).

La garanzia a prima richiesta si differenzia nettamente dalla fideiussione così come regolata dagli articoli del Codice Civile. Per la legge italiana la fideiussione è una obbligazione accessoria prestata da un terzo per garantire una obbligazione principale. Quindi l’efficacia della fideiussione si esplica soltanto dopo che l’obbligazione principale è riconosciuta valida ed esigibile.

Al contrario la garanzia a prima richiesta è una obbligazione autonoma del garante e la sua efficacia si esplica con la semplice richiesta da parte del beneficiario, indipendentemente dall’esistenza di una inadempienza o irregolarità di un eventuale rapporto contrattuale collegato. Occorre tuttavia notare che molte legislazioni nazionali impongono limiti a questo “sganciamento” della garanzia a prima richiesta dal contratto commerciale sottostante, riconoscendo in particolare al garante la possibilità di legittimamente opporsi (“exceptio doli”) a una richiesta di pagamento (escussione) la cui natura fraudolenta risulti di evidente e immediata prova.

L’accordo tipicamente impegna una parte a pagare incondizionatamente e senza riserva, alla prima richiesta scritta ed entro un termine perentorio dalla stessa (“non oltre”) fino all’importo massimo stipulato, senza eccezioni o possibilità di opposizione del fornitore o di terzi, e senza la necessità di preavviso o di procedimenti legali o giudiziari di qualunque natura.

La dichiarazione di inadempienza contrattuale è ritenuta prova ammissibile e conclusiva del diritto al pagamento dietro la garanzia del bond. L’accordo indica in genere la legislazione applicabile e il foro competente in caso di controversie.

COME OTTENERE QUESTA GARANZIA IN CARENZA DI RISORSE PROPRIE

Vi abbiamo sino qui aiutato a comprendere sommariamente di cosa stiamo trattando: se ritenete che questo strumento possa fare al caso Vostro, Vi potremo aiutare ad ottenerlo a beneficio della Vostra attività d’impresa, anche nel caso di NEWCO.

Abbiamo infatti perfezionato, nel corso di circa 30 anni di attività professionale, un sistemza contrattuale che consente a chi ha risorse in esubero rispetto le proprie necessità, di impiegarle aumentandone la redditività: secondaria rispetto alla primaria, ovvero il tradizionale investimento, che rimarrebbe comunque fruttifero e sottostante all’emissione dello strumento di garanzia bancaria autonoma.

D’altra parte, attraverso operatori specializzati, Vi mettiamo nella condizione di richiedere l’emissione di una garanzia bancaria autonoma, nel beneficio della vostra impresa, dopo avere verificato la Vostra idoneità a riceverlo e la Vostra capacità di limitarne il rischio di escussione remunerando l’applicazione dell’investitore.

La procedura discriminante è data da un’analisi approfondita della Vostra impresa, delle attività che intendereste sostenere con questo genere di strumento, al fine di produrVi un dettagliato parere scritto, nel quale Vi illustreremo la fattibilità e Vi sottoporremo una selezione di interlocutori specializzati e disponibili a contrarre con Voi per l’emissione di questo strumento.

Questa operazione è del tutto rappresentabile come un’operazione di mutuo, ovvero di prestito, e come tale sarà esaminata nel Vostro interesse.

APPLICAZIONI CONCRETE ED IDEALI

Vediamo dunque alcune concrete ipotesi di applicazione di questi strumenti: ovviamente la prestazione avrà un onere da soddisfare e dovrà essere supportata dalla Vostra prestazione sinallagmatica a garanzia dei Vostri adempimenti. Vi aiuteremo noi a strutturare l’intera operazione.

COMMERCIO IMMOBILIARE

E’ la situazione ideale che consente la massimizzazione del Vostro profitto, limitando il Vostro impiego di risorse proprie: qualora aveste la possibilità di compromettere ad un prezzo vantaggioso, per collocare poi sul mercato un bene immobile di certa appetibilità, potreste garantire tale compromesso attraverso la prestazione di una garanzia bancaria autonoma, limitando il Vostro rischio all’onere di emissione dello strumento bancario di garanzia. E’ del tutto evidente il vantaggio acquisito con questa operatività: potrete permettervi di negoziare operazioni che finora erano al di fuori della Vostra portata.

Un copromessso adeguatamente sottoscritto con accessoria garanzia bancaria autonoma, Vi consente di ottenere un anno di tempo per concludere l’operazione, intervenendo, se del caso, anche attraverso le opere di riqualificazione necessarie a rendere profittevole la vendita sul mercato.

COMMERCIO DI BENI

Il commercio di beni non riferiti ad una quotazione di mercato è generalmente non finanziabile con i sistemi tardizionali: con l’applicazione di una variante tecnica della lettera di garanzia autonoma bancaria (SBLC), Vi porrete nella condizione di soddisfare le richieste del Vostro portafoglio Clienti, minimizzando l’impiego di risorse proprie e massimizzando dunque l’efficienza della Vostra capacità di approvigionamento. Nella vigenza della garanzia potrete ripetere gli acquisti e regolare i pagamenti quando i Vostri Clienti avranno ricevuto la merce e dunque l’avranno pagata. Potremo così sostenere la Vostra attività negoziale, permettendovi di aumentare il fatturato fino a 8 volte.

SVILUPPO NUOVE ATTIVITA’

Nel mondo ogni giorno nascono nuove idee: solo alcune destinate al successo. Tuttavia molto spesso anche le idee con un grande avvenire non sfociano sul mercato con l’energia che meritano, a causa della difficoltà di finanziarne lo sviluppo. Anche le organizzazioni che agevolano questo mercato, molto spesso, chiedono opportune garanzie per l’investimento.

Possiamo trovare il modo di garantire i Vostri investitori attraverso lo strumento di garanzia bancaria autonoma, spostando il rischio indiretto sul soggetto professionale che ne applichi l’emissione: la durata minima di queste operazioni sarà di tre anni.

PER APPROFONDIMENENTI E PARERI DI FATTIBILITA’ finance@studiotorri.eu

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circolazione del contante ed obblighi di adeguata verifica

Il Tesoro chiarisce le modalità di circolazione del contante per pagamento di fatture e caparre

Ecco dunque le risposte alle domande ricorrenti:

Quale procedura occorre attivare per ottenere chiarimenti in ordine alla corretta interpretazione o applicazione della normativa di competenza della Direzione?
La Direzione V del Dipartimento del Tesoro, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, è preposta all’elaborazione e attuazione delle politiche e strategie di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e, in tale veste, fornisce interpretazioni della normativa vigente, attraverso atti ufficiali, (quali circolari interpretative o faq pubblicate su apposita sezione del sito internet istituzionale) indirizzate non a singoli ma a categorie generali di destinatari degli obblighi
in materia. Pertanto, anche al fine di fornire ausilio ai destinatari della normativa nella corretta interpretazione della stessa, garantendo al contempo omogeneità ed univocità delle risposte fornite, i competenti uffici della Direzione forniscono prioritariamente risposta a quesiti inoltrati per il tramite di associazioni, ordini, collegi o altri enti esponenziali, in grado di trasmettere all’amministrazione problematiche interpretative che impattano sull’ordinaria attività delle categorie professionali o economiche rappresentate. I quesiti aventi ad oggetto richieste di consulenza su questioni strettamente operative o attinenti alla liceità e correttezza, in concreto, di attività o relazioni tra privati verranno inoltrati alle autorità di vigilanza di settore per le eventuali valutazioni di competenza.
Nei termini di cui sopra, le richieste di chiarimenti possono essere trasmesse esclusivamente utilizzando la casella di posta elettronica dt.antiriciclaggio@mef.gov.it.

In che cosa consiste l’adeguata verifica semplificata di cui all’articolo 23 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni?
Le misure semplificate di adeguata verifica della clientela, di cui all’articolo 23 del d.lgs. 21
novembre 2007, n.231, come modificato dal d.lgs. 25 maggio 2017, n.90, non sono predeterminabili a priori né univocamente valevoli per tutti i destinatari degli obblighi. In omaggio al principio di approccio basato sul rischio, spetta ai soggetti obbligati tanto la valutazione in concreto del rischio quanto la modulazione dell’estensione delle verifiche, della valutazione e del controlli della propria clientela, in misura proporzionata, in concreto, alla dimensione, alla complessità organizzativa e alla natura dell’attività.

Per l’individuazione del titolare effettivo di società di persone possono essere utilizzati i criteri di cui all’articolo 20 del d.lgs. 21 novembre 2007, n.231, come modificato dal d.lgs. 25 maggio 2017, n.90, relativo alle sole società di capitale?
L’articolo 20 è una norma specifica introdotta dal legislatore per dare soluzione ai dubbi sollevati nella pratica in merito alla identificazione del titolare effettivo di un soggetto di diritto giuridicamente e patrimonialmente distinto dalle persone fisiche che agiscono tramite esso. Il problema non si pone evidentemente per le società di persone, laddove vi è una sovrapposizione sostanziale e giuridica della proprietà legale ed effettiva, attesa l’imputabilità degli effetti degli atti, posti in essere attraverso il veicolo societario, in capo al legale rappresentante. Per le società di persone e, più in generale, per i soggetti privi di personalità giuridica, in sostanza, il cliente è una persona fisica rispetto a cui, eventualmente, potrebbe porsi un problema di interposizione fittizia, la cui individuazione, impossibile da ricostruire attraverso criteri legali, dovrebbe emergere dal corretto adempimento degli obblighi di adeguata verifica del cliente. Si rammenta inoltre che il decreto ha introdotto l’estensione delle misure di adeguata verifica anche
all’esecutore (cfr. articolo 1, comma 2, lettera p) e articolo 18, comma 1, lettera a)) rispetto a cui isoggetti obbligati sono tenuti a riscontrare l’ampiezza del potere di rappresentanza, in forza del quale egli opera in nome e per conto del cliente.

Quale Autorità è competente ad accertare e contestare le violazioni delle norme dettate in
materia di “compro oro” dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n.92?
Ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 92 , il controllo sull’osservanza, da parte degli operatori compro oro, delle disposizioni contenute nel decreto e il potere di accertarnee contestarne le eventuali violazioni è attribuito in via esclusiva alla Guardia di Finanza.

Quali sono i limiti di utilizzo del conto corrente dedicato all’attività di compro oro, di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 92?
Al fine di assicurare la tracciabilità delle operazioni compro oro, l’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 92, impone l’utilizzo di un conto corrente dedicato sul quale devono transitare tutte le movimentazioni finanziarie, relative all’attività di compro oro esercitata dall’operatore. Il conto corrente, bancario o postale, garantisce, quindi, la riconducibilità immediata delle movimentazioni ivi registrate, alle operazioni compro oro effettuate dall’operatore compro oro, intestatario del conto corrente, o dal preposto, nell’esercizio dell’attività di compro oro. Il citato comma 1 dell’articolo 5, prescrive che il conto sia “dedicato in via esclusiva alle transazioni finanziarie eseguite in occasione del compimento di operazioni di compro oro” e, pertanto, è esclusa la possibilità di utilizzo del medesimo conto per transazioni non riferibili all’attività di compro oro.
La provvista del predetto conto dedicato può essere movimentata per effettuare giroconti o bonifici a sostegno di altro conto corrente, intestato al medesimo titolare, utilizzato per la copertura dei costi di gestione dell’attività commerciale. Nell’ipotesi in cui l’attività di compro oro venga esercitata in più sedi operative, si ritiene compatibile con la finalità di garantire la tracciabilità delle transazioni effettuate nell’esercizio dell’attività di compro oro, che ognuna delle sedi utilizzi un proprio conto corrente, purché sempre
nel rispetto di quanto previsto dalla citata norma in ordine al suo esclusivo utilizzo “dedicato” alle transazioni finanziarie relative alla sede operativa assegnataria del conto medesimo.

Ai fini del superamento della soglia che, ai sensi dell’articolo 4 comma 2 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 92, limita a 500 euro l’utilizzo del pagamento in contanti delle operazioni di compro oro, rileva il pagamento effettuato in diverse rate, ciascuna di importo inferiore alla soglia?
L’articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 92/2017 dispone che le operazioni di compro oro, di importo pari o superiore a 500,00 euro siano effettuate esclusivamente attraverso l’utilizzo di mezzi di pagamento, diversi dal contante, che garantiscano la tracciabilità dell’operazione e la sua riconducibilità al disponente. Al fine dell’individuazione di un’operazione unitaria sotto il profilo del valore economico pari o superiore a 500,00 euro, non rileva la possibilità che l’importo complessivo dell’operazione sia corrisposto attraverso distinte dazioni di denaro contante d’importo inferiore alla suddetta soglia. In tale ipotesi, infatti, è ravvisabile un artificioso frazionamento di un importo complessivo superiore alla soglia di legge, al fine di eludere la disposizione di cui al 2° comma del predetto articolo 4.

Qual è il regime applicabile ai libretti al portatore nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore della norma di cui all’articolo 49, comma 12 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni, che ne vieta l’emissione e il termine ultimo previsto dalla stessa norma per l’estinzione dei libretti esistenti?
Il comma 12 dell’articolo 49 del d.lgs. 231/2007, novellato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n.90, stabilisce che, a decorrere dall’entrata in vigore del citato d.lgs. 90/2017 (4 luglio 2017), è consentita esclusivamente l’emissione di libretti di deposito, bancari o postali, nominativi. La medesima disposizione vieta il trasferimento dei libretti al portatore esistenti e stabilisce il termine ultimo di estinzione (31 dicembre 2018).
A decorrere dal 4 luglio 2017: i libretti al portatore esistenti e in circolazione non possono essere trasferiti; nel periodo transitorio tra l’entrata in vigore della norma e il termine ultimo per l’estinzione dei libretti di deposito al portatore (4 luglio 2017-31 dicembre 2018) la soglia massima del saldo dei libretti al portatore è allineata alla soglia prevista dal comma 1 del medesimo articolo 49; alla prima occasione utile, quale, ad esempio, la richiesta di versamento di somme di denaro sul libretto da parte del portatore, banche e Poste italiane sono tenute a richiamare il portatore medesimo all’obbligo di estinzione del libretto. Si rammenta inoltre che banche e Poste italiane continuano ad essere tenute, durante il periodo transitorio, a monitorare le operazioni effettuate sui libretti al portatore esistenti, anche in funzione di quanto specificato dall’articolo 35, comma 1, 3° periodo, del d.lgs. 231/2007 e successive modificazioni, laddove è precisato che “Il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante, anche se non eccedenti la soglia di cui all’articolo 49 e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante di importi non coerenti con il profilo di rischio del cliente, costituisce elemento di sospetto”.

Quali sono i trasferimenti vietati ai sensi dell’art. 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni, relativo alla limitazione all’uso del contante e dei titoli al portatore?
La limitazione all’utilizzo del contante e dei titoli al portatore rappresenta uno dei pilastri del sistema di prevenzione del riciclaggio di proventi da attività illecite. Tale limitazione è finalizzata a garantire la tracciabilità delle operazioni al di sopra di una certa soglia attraverso la canalizzazione di tali flussi finanziari presso banche, Poste S.p.A., Istituti di pagamento ed Istituti di moneta elettronica. Il divieto, pertanto, sussiste  indipendentemente dalla natura lecita o illecita dell’operazione alla quale il trasferimento si riferisce, trattandosi di un illecito “oggettivo”, in cui non rilevano – per la sussistenza della violazione – le ragioni che hanno determinato il trasferimento dei valori.

Il legislatore vieta i trasferimenti di denaro contante o di titoli al portatore, per un importo superiore alla soglia di legge, effettuati a qualsiasi titolo tra soggetti diversi; qual è il significato dell’espressione “tra soggetti diversi”?
Con le parole “soggetti diversi” il legislatore vuol far riferimento ad entità giuridiche distinte. Si pensi, a titolo esemplificativo, a quei trasferimenti intercorsi tra due società, o tra il socio e la società di cui questi fa parte, o tra società controllata e società controllante, o tra legale rappresentante e socio o tra due società aventi lo stesso amministratore, o ancora tra una ditta individuale ed una società, nelle quali le figure del titolare e del rappresentante legale coincidono, per acquisti o vendite, per prestazioni di servizi, per acquisti a titolo di conferimento di capitale, o di pagamento dei dividendi. Inoltre, nella violazione sono coinvolti entrambi i soggetti che hanno effettuato il trasferimento. Non solo, quindi, il soggetto che effettua la dazione di denaro ma anche quello che lo riceve, detto altrimenti anche colui che “subisce l’azione”, in quanto con il suo comportamento ha contribuito ad eludere e vanificare il fine della legge.

Quale è il significato dell’avverbio “complessivamente”, contenuto nel 1° comma dell’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni?
L’avverbio “complessivamente”, contenuto nel 1° comma dell’articolo 49, va riferito al valore da trasferire. Pertanto, il divieto di cui al citato art. 49, comma 1, riguarda, in via generale, il trasferimento in unica soluzione di valori costituiti da denaro contante e titoli al portatore di importo pari o superiore a 3.000 euro, a prescindere dal fatto che il trasferimento sia effettuato mediante il ricorso ad uno solo di tali mezzi di pagamento, ovvero quando il suddetto limite venga superato cumulando contestualmente le diverse specie di mezzi di pagamento. Non è ravvisabile la violazione nel caso in cui il trasferimento, considerato nel suo complesso, consegua alla somma algebrica di una pluralità di imputazioni sostanzialmente autonome, tali da sostanziare operazioni
distinte e differenziate (ad es. singoli pagamenti effettuati presso casse distinte di diversi settori merceologici nei magazzini “cash and carry”) ovvero nell’ipotesi in cui una pluralità di distinti pagamenti sia connaturata all’operazione stessa (ad es. contratto di somministrazione) ovvero sia la conseguenza di un preventivo accordo negoziale tra le parti (ad es. pagamento rateale). In tali ultime ipotesi rientra, comunque, nel potere dell’Amministrazione valutare, caso per caso, la sussistenza di elementi tali da configurare un frazionamento realizzato con lo specifico scopo di eludere il divieto legislativo.

E’ possibile prelevare o versare in banca denaro contante di importo pari o superiore a 3.000 euro?
Sì, perché non esiste alcun limite al prelevamento o versamento per cassa in contanti dal proprio conto corrente in quanto tale operatività non si configura come un trasferimento tra soggetti diversi.

A fronte della richiesta di una somma superiore al limite di legge è possibile pagare parte in contanti e parte in assegno?
Sì, è possibile purché il trasferimento in contanti sia inferiore alla soglia dei 3.000 euro, oltre la quale è obbligatorio l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili.

A fronte di una fattura unica per la vendita di un bene il cui importo è superiore al limite dei 3.000 euro è possibile accettare il versamento di denaro contante a titolo di caparra?
Sì, è possibile purché il trasferimento in contanti sia inferiore alla soglia dei 3.000 euro, oltre la quale è obbligatorio l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili.

Ai sensi dell’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni, è possibile il pagamento di una fattura commerciale, d’importo complessivo pari o superiore a 3.000 euro, mediante l’emissione di più assegni bancari, ciascuno d’importo
inferiore al limite di legge?
Si, è possibile in quanto non configura l’ipotesi del cumulo e, pertanto, non dà luogo a violazione. In altri termini il pagamento di una fattura d’importo complessivo pari o superiore a 3.000 euro, effettuato mediante l’emissione di più assegni bancari muniti dell’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e, se d’importo pari o superiore a 1.000 euro, della clausola di non trasferibilità, non determina il cumulo possibile oggetto di sanzione. Nell’ipotesi suddetta, infatti, gli assegni non sono tra loro cumulabili in quanto si tratta di mezzi di pagamento che, a differenza del contante ovvero dei titoli al portatore, lasciano traccia dell’operazione sia presso la banca in cui
sono tratti sia presso quella che procede alla negoziazione.

È possibile per il notaio ricevere il pagamento di cambiali ed assegni, a lui consegnati per l’elevazione dell’eventuale protesto, in denaro contante qualora l’importo dei suddetti pagamenti sia pari o superiore al limite di legge?
Sì, è possibile per il notaio ricevere il pagamento di cambiali ed assegni in denaro contante per importi pari o superiori al limite di legge, potendosi considerare, in tale circostanza, il notaio quale “mandatario” dell’istituto di credito che ha richiesto l’elevazione del protesto. Ciò anche in considerazione del fatto che, di norma, tale consegna avviene presso il suddetto istituto e che viene privilegiato il pagamento in denaro contante al fine di consentire al debitore di onorare al più presto il titolo soggetto a protesto.

L’emissione, da parte di società per azioni, ed il trasferimento di prestiti obbligazionari al portatore può assumere rilievo con riferimento alla disciplina antiriciclaggio?
Al riguardo, è bene evidenziare come le disposizioni antiriciclaggio incidano sulla fase del
trasferimento dei titoli e non sul regime di emissione per il quale rimangono ferme le disposizioni civilistiche e speciali. E’ necessario, dunque, che la società emittente, nella fase di trasferimento dei suddetti titoli a soggetti terzi chieda, ai sensi dell’art. 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni, l’intervento di una banca o altro soggetto abilitato qualora l’importo sia pari o superiore a 3.000 euro. Ogni eventuale ulteriore trasferimento dei suddetti titoli  sarà sottoposto a quanto disposto dal menzionato articolo 49. La consegna diretta, quindi, senza avvalersi degli intermediari abilitati, dei titoli ai sottoscrittori rappresenterebbe una violazione del disposto di cui al comma 1 dell’articolo 49 qualora l’importo sia pari o superiore ad 3.000 euro.

L’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni interessa anche i trasferimenti di titoli al portatore da parte di SIM?
Per quanto riguarda i trasferimenti aventi ad oggetto i titoli dematerializzati si osserva che possono essere eseguiti per il tramite di una SIM anche quando il valore dell’operazione (trasferimento) sia pari o superiore ai limiti di legge perché rientra nell’attività istituzionale tipica delle SIM e viene garantita la tracciabilità dei trasferimenti degli strumenti finanziari. Nei casi di trasferimento di titoli di credito al portatore non dematerializzati, in custodia presso una SIM, trova applicazione l’art. 49 per il quale il trasferimento quando è pari o superiore a 3.000 euro potrà avvenire esclusivamente
per il tramite degli intermediari abilitati.

Come deve operare la SIM a fronte di una richiesta di un cliente, titolare di un dossier titoli al portatore di trasferire i suddetti titoli in un altro dossier cointestato con altra persona sempre presso la stessa SIM?
Questa fattispecie realizza un trasferimento tra soggetti diversi di titoli al portatore e, pertanto, rientra nella previsione di cui al 1° comma dell’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n.231 e successive modificazioni. Qualora l’importo dei titoli sia pari o superiore a 3.000 euro il trasferimento dovrà avvenire per il tramite dei soggetti indicati al comma 1 dell’articolo 49.

Trova applicazione l’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni, agli assegni tratti da non residenti su conto estero intrattenuto presso la banca italiana?
Si, trova applicazione in quanto l’articolo 49 non opera alcun distinguo al riguardo sicché anche gli assegni tratti da non residenti su un conto estero intrattenuto presso la banca italiana devono sottostare alle disposizioni previste dal d.lgs. n. 231/07.

Trova applicazione l’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni, agli assegni tratti da residenti su conto intrattenuto presso una banca insediata nel territorio nazionale ma emessi all’estero?
Si, in quanto prevale il principio della territorialità in relazione al conto di traenza; l’assegno tratto su di un conto corrente incardinato in Italia è sottoposto alla normativa nazionale e, quindi, deve essere emesso in conformità all’articolo 49.

I limiti di cui all’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e successive modificazioni, valgono per l’emissione di polizze di pegno?
Al riguardo, si fa presente che le limitazioni in merito all’utilizzo del contante e dei titoli al
portatore non incidono sulla mera emissione delle polizze di pegno. Ne deriva che tali titoli possonoessere emessi per importi pari o superiori ad euro 3000,00 ancorché al portatore. La natura di titolo al portatore, attribuita alle citate polizze dall’art. 10, comma 2, della L. 10 maggio 1938 n. 745, laddove è previsto, tra l’altro, che “la polizza di pegno, anche se contenga l’indicazione del nome è al portatore”, incide, invece, sul trasferimento dei suddetti titoli i quali, se di importo pari o superiori a 3.000,00 euro, dovranno essere trasferiti con modalità tracciabili avvalendosi di banche o Poste Italiane S.p.A., come espressamente previsto dal citato art. 49, comma 1.

Il denaro contante prelevato da SIM, SGR e società fiduciarie per conto della propria clientela, a valere su conti correnti bancari alle stesse intestati può essere trasferito ai propri clienti, anche per importi superiori alla soglia di cui all’articolo 49, comma 1, del d.lgs. n. 231 del 2007, senza incorrere in violazione?
L’articolo 49 vieta il trasferimento effettuato, a qualsiasi titolo, tra soggetti diversi per importi pari o superiori a 3000 euro. Ciò posto e considerato che le SIM, le SGR e le società fiduciarie sono soggetti diversi dai rispettivi clienti, anche nelle ipotesi in cui operino per conto dei medesimi, ne consegue che violano la disposizione di cui all’articolo 49, comma 1, le operazioni di trasferimento di contante tra SIM, SGR, fiduciarie e rispettivi clienti, qualora avvengano senza il tramite dei soggetti indicati al comma 1 del predetto articolo 49. Le disposizioni del d.lgs. 231/2007 sono, infatti, finalizzate a prevenire fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. A tal fine, la tracciabilità delle movimentazioni finanziarie rappresenta uno degli strumenti principali individuati dal legislatore che ha chiaramente indicato, nel comma 1° dell’articolo 49, i soggetti presso i quali può essere effettuato il trasferimento di somme contanti superiori alla soglia.

Nel più ampio contesto dell’attività commerciale e di transazioni frequenti (si pensi ad es. alla vendita all’ingrosso con acquisti anche giornalieri), è possibile un pagamento immediato, in contante, fino al limite di legge ed il residuo con mezzi tracciabili, cui segue fattura differita mensile, determinando una situazione nella quale il trasferimento di denaro contante sarà nei limiti di 2.999,99 euro rispetto al singolo pagamento avvenuto alla consegna della merce mentre in riferimento alla fattura differita riepilogativa del mese risulterà superiore?
No, tale comportamento è sanzionabile, perché il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Ciò che rileva ai fini del rispetto della normativa sulla limitazione del contante è il valore complessivo dell’operazione. Ad ogni fattura corrisponde un’autonoma operazione, in relazione alla quale vanno osservate le prescrizioni di legge sul trasferimento del contante. Frazionare un pagamento riferito ad un’operazione unitaria non vale ad escludere l’illecito sanzionato, trattandosi di una condotta elusiva del divieto di legge.

A fronte di una prestazione professionale (ad es. trattamento ortodontico) della durata di un anno viene chiesto il pagamento di un onorario di euro 3.600,00. È possibile, per il cliente da un lato e per il professionista d’altro, versare/ricevere in contanti singoli acconti mensili di euro 300,00 regolarmente fatturati, senza incorrere in violazione considerato che gli importi dovuti afferiscono alla medesima prestazione ed il denaro contante complessivamente trasferito supera la soglia di legge?
Non è ravvisabile la violazione nell’ipotesi in cui una pluralità di distinti pagamenti sia connaturata all’operazione stessa (ad es. contratto di somministrazione) ovvero sia la conseguenza di un preventivo accordo negoziale tra le parti (ad es. pagamento rateale). Il trattamento ortodontico rientra tra quelle prestazioni professionali in cui le parti possono contrattualmente convenire un pagamento rateale non incorrendo, in tal modo, nella violazione dell’articolo 49 del d.lgs. 21 novembre 2007, n.231 e successive modificazioni.

L’attività di intermediazione svolta dall’agente immobiliare è qualificabile come prestazione professionale? In quale momento sorge l’obbligo degli adempimenti antiriciclaggio?
Il mandato conferito all’agente immobiliare rientra a pieno titolo nel perimetro della prestazione intellettuale o commerciale resa a seguito del conferimento di un incarico. Infatti, la definizione di prestazione professionale, prevista dall’articolo 1, comma 2, lettera gg) d.lgs. 231/07, di ampia portata, si riferisce ad ogni prestazione intellettuale o commerciale resa in favore del cliente a seguito del conferimento di un incarico, della quale si presume che abbia una certa durata. Ne consegue che il momento in cui l’agente immobiliare è tenuto agli adempimenti antiriciclaggio è quello del conferimento dell’incarico.

L’agente immobiliare nell’espletamento di attività differenti dall’intermediazione, quale la consulenza, è soggetto agli obblighi antiriciclaggio?
Qualora l’attività di consulenza costituisca oggetto dell’incarico conferito per l’espletamento di una prestazione professionale, secondo le definizioni di cui all’articolo 1, comma 2, lettere h) e gg), d.lgs. n. 231/07 per come novellato dal d.lgs. n. 90/2017 essa ricade nel raggio d’azione della normativa di prevenzione del riciclaggio, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera a) del medesimo decreto.

Per quanto concerne i contratti di locazione, qual è il valore dell’operazione da prendere come riferimento a partire dalla quale scattano gli obblighi degli adempimenti antiriciclaggio?
Il valore dell’operazione da prendere come riferimento per valutare il superamento o meno della soglia dei 15.000,00 euro, a partire dalla quale scattano gli obblighi degli adempimenti antiriciclaggio, è quello relativo al canone complessivo contrattualmente stabilito, anche tenuto conto della durata del contratto medesimo, a prescindere dalle modalità di pagamento del canone di locazione. Ciò detto, resta salvo quanto previsto dall’articolo 17, comma 2 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n.231 e successive modifiche.

Quali procedure e criteri deve seguire l’agente immobiliare per l’analisi del rischio?
In omaggio al principio di approccio basato sul rischio, sotteso alla novella del decreto legislativo231 del 2007 ciascun destinatario degli obblighi antiriciclaggio è chiamato in proprio a valutare i rischi cui è esposto nell’esercizio della propria attività, dotandosi di presidi proporzionati nel rispetto del principio di proporzionalità alla dimensione organizzativa e alla natura della medesima attività In tal senso, l’articolo 15 comma 2 del d.lgs. n. 231/2007 per come novellato dal d.lgs. n. 90/2017, prescrive l’adozione, da parte dei soggetti obbligati, di procedure oggettive, verificate e aggiornate per analizzare e valutare il rischio in relazione alle caratteristiche del “proprio” cliente, tenendo conto della natura e delle dimensioni della specifica attività svolta o dell’operatività richiesta. Tale previsione considera le peculiarità dei singoli soggetti obbligati e le esigenze specifiche delle rispettive attività e operatività, anche laddove non possano essere utilizzate
procedure e metodologie per l’analisi e la valutazione del rischio elaborate dalle autorità di
vigilanza di settore o dagli organismi di autoregolamentazione. D’altra parte, la mancata adozione di procedure che consentano di standardizzare e dimostrare l’entità del rischio associato a determinati clienti o operatività sortisce come immediata ricaduta l’impossibilità di applicare misure semplificate di adeguata verifica della clientela e l’obbligo generalizzato di applicazione di misure ordinarie di adeguata verifica della clientela, ferma l’applicazione di misure rafforzate nei casi di cui all’articolo 24 del citato decreto legislativo L’art. 31 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni, dispone che debbano essere conservati l’originale ovvero copia avente efficacia probatoria ai sensi della normativa vigente, delle scritture e registrazioni inerenti le operazioni.

L’agente immobiliare deve quindi conservare copia dei contratti, preliminari e/o definitivi, sottoscritti dai clienti; è sufficiente la conservazione della semplice fotocopia degli stessi o si richiede l’acquisizione degli originali delle scritture private (proposte accettate e preliminari) e copie conformi degli atti pubblici ?
La semplice fotocopia dell’atto stipulato dal cliente deve essere idonea a garantire la fedele
corrispondenza della copia all’originale e, conformemente a quanto prescritto dall’articolo 31, comma 2, deve essere utilizzata attraverso modalità di conservazione idonee a garantire per ciascun cliente: la data di instaurazione del conferimento dell’incarico; i dati identificativi del cliente, del titolare effettivo e dell’esecutore e le informazioni sullo scopo e la natura del rapporto o della prestazione, la data, l’importo e la causale dell’operazione e i mezzi di pagamento utilizzati.

Dove si possono reperire tutti i decreti relativi alla misura dei tassi effettivi globali medi, ai fini della legge 7 marzo 1996, n.108 (legge sull’usura)?
I decreti relativi ai tassi antiusura applicati fino ad oggi ai sensi della legge 7 marzo 1996, n.108, si possono reperire sul sito internet del Dipartimento del Tesoro alla pagina Decreti operazioni creditizie e tassi usurari ovvero contattando il Dipartimento del Tesoro, Direzione V, Uff. III segreteria.antiusura.dt@tesoro.it

Dove si possono reperire i decreti con i quali è stata effettuata la classificazione delle operazioni creditizie per categorie omogenee ai fini della rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, ai sensi della legge 7 marzo 1996, n.108 (legge sull’usura)?
I decreti con i quali è stata effettuata la classificazione delle operazioni creditizie per categorie omogenee ai fini della rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, ai fini della legge 7 marzo 1996, n.108 (legge sull’usura), si possono reperire sul sito internet del Dipartimento del Tesoro all’indirizzo:
Decreti operazioni creditizie e tassi usurari

Vorrei accedere ai fondi antiusura, come posso fare?
I singoli non possono accedere direttamente ai fondi antiusura ma devono rivolgersi ai consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi denominati “Confidi” o alle associazioni e fondazioni antiusura riconosciute. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere al Dipartimento del Tesoro, Direzione V, Uff. III (segreteria.antiusura.dt@tesoro.it)

Quali sono le associazioni e fondazioni riconosciute dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per la prevenzione del fenomeno dell’usura?
L’elenco delle associazioni e fondazioni che hanno ricevuto contributi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per la prevenzione del fenomeno dell’usura si può reperire sul sito internet del Dipartimento del Tesoro all’indirizzo: Beneficiari Fondi per l’Usura

Dove si può prendere visione di tutte le leggi correnti sui mutui, in particolare di quelle relative alla determinazione del loro costo, ai tassi ad essi applicati, alle modalità di apertura di apertura di mutui agevolati e alla rinegoziazione degli stessi?
Trattandosi di contratti di diritto privato, le condizioni vengono stabilite tra le parti, per cui, per avere informazioni, bisogna rivolgersi alle banche o consultare i relativi siti Internet. La rinegoziazione di condizioni contrattuali, sotto un profilo generale, è rimessa all’autonomia delle parti interessate. Per quanto riguarda la valutazione dei tassi applicati ai rapporti creditizi, ai fini dell’eventuale violazione della legge 108 del 7/3/1996 sull’usura, è in ogni caso rimessa alla competente Autorità giudiziaria

Il momento di verifica, ai fini del regime de minimis, è da riferirsi al momento della richiesta od a quello concessivo e l’acquisizione della dichiarazione deve venir ripetuta con cadenza triennale?
La verifica della dichiarazione de minimis rilasciata dall’impresa va effettuata al momento della richiesta di rilascio della garanzia, preliminarmente alla concessione. La dichiarazione va ripetuta solamente nel caso in cui l’impresa richieda un ulteriore intervento del fondo antiusura.

Può chiarirsi il caso della rinegoziazione di un finanziamento già garantito con il fondo antiusura, sia nel caso di operazione con la stessa banca che con banca diversa?
Non viene preclusa la possibilità di rinegoziare un finanziamento già garantito dal Fondo antiusura, sia che la rinegoziazione venga effettuata con una banca diversa sia che venga effettuata con la stessa banca che ha concesso il finanziamento. Il confidi specificherà nella motivazione della delibera che la ratio dell’operazione di rinegoziazione è da rinvenire nell’esigenza di facilitare il rimborso del debito da parte del soggetto beneficiario, validando il piano di rientro. ( I riferimenti sono contenuti nella Circolare del 2015 pubblicata sul sito).

La motivazione della delibera riguarda gli elementi di valutazione della pre-istruttoria?
Fermo restando che il rilascio della garanzia, previo riscontro dei presupposti normativi, è
prerogativa dei singoli Enti, i quali agiscono sulla base delle disposizioni statutarie e delle
convenzioni sottoscritte con gli istituti di credito, la circolare operativa dispone che il confidi motivi la delibera di accoglimento o diniego della garanzia antiusura, sulla base degli elementi emersi in fase di pre-istruttoria e con le ulteriori precisazioni dovute alla peculiarità dei casi di specie, come nelle ipotesi di impresa avviata ed operante nel mercato da breve tempo e rinegoziazione di un finanziamento già garantito dal Fondo antiusura.

E’ possibile inserire lo stanziamento iniziale del confidi tra il patrimonio netto?
La circolare operativa ha riaffermato che il processo che regola l’erogazione dei fondi antiusura a favore dei soggetti beneficiari non ne determina il passaggio di proprietà, ma si configura invece un rapporto finalizzato alla gestione, come già chiarito dal parere n. n. 13127 del 5 febbraio 2000 dell’Avvocatura dello Stato e dalla circolare del 19/04/2007, nonché ribadito da quella del 2015. Stante la persistente natura pubblica dei contributi erogati ai sensi dell’art. 15, comma 2, legge 108/1996, ed il correlato vincolo di restituzione normativamente previsto, i predetti contributi non possono farsi rientrare tra il patrimonio netto dell’ente. Per quanto riguarda lo stanziamento iniziale del confidi, si rimette all’autonomia contabile dello stesso la valutazione circa la più idonea allocazione in bilancio, significando, comunque, che già allo stato attuale i confidi che hanno
allocato il Fondo antiusura alla voce “altri debiti” hanno scomputato lo stanziamento iniziale del confidi. Si precisa altresì che, comunque, il Fondo di prevenzione antiusura, ai fini della rendicontazione (art. 10, D.P.R. 315/1997), è da considerarsi unico, senza alcuna distinzioni delle diverse fonti chelo determinano (fondi MEF, stanziamento iniziale confidi, altri contributi pubblici, interessi, spese, escussioni).

E’ possibile utilizzare della garanzia del fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura estendendo il concetto di incremento di linea di credito a breve anche alle aperture di nuovi affidamenti a breve (a titolo esemplificativo: operazioni di anticipo fatture, fido a termine, R.I.B.A )?
Il comma 2 dall’art. 15 Legge 108/96 prevede che i contribuiti per la prevenzione del fenomeno dell’usura possono essere concessi ai confidi alle seguenti condizioni: che essi costituiscano speciali fondi antiusura, separati dai fondi rischi ordinari, destinati a garantire fino all’80 per cento le banche e gli istituti di credito che concedono finanziamenti a medio termine e all’incremento di linee di credito a breve termine a favore delle piccole e medie imprese a elevato rischio finanziario, intendendosi per tali le imprese cui sia stata rifiutata una domanda di finanziamento assistita da una garanzia pari ad almeno il 50 per cento dell’importo del finanziamento stesso pur in presenza della disponibilità del confidi al rilascio della garanzia. Inoltre, l’art. 7 del DPR 315/97 stabilisce che il fondo speciale antiusura deve avere le seguenti caratteristiche: essere riservato esclusivamente alla concessione delle garanzie previste dall’articolo 15, comma 2,
della legge.
Pertanto, alla luce del dettato normativo, qualsiasi tipo di operazione può essere effettuata
esclusivamente nel caso in cui vi sia stato, da parte delle banche e degli istituti di credito, il rifiuto della domanda di finanziamento assistita da una garanzia pari ad almeno il 50 per cento dell’importo del finanziamento stesso. Qualora il suddetto rifiuto non sia presente, tale operazione sarà a carico del confidi tramite il fondo rischi ordinario. La circolare del 2015 specifica inoltre che alcune tipologie di operazioni, attinenti alla quotidianità
operativa delle aziende, non sono qualificabili come meritevoli di garanzia pubblica, poiché il Fondo è destinato ad aziende ad elevato rischio finanziario e che necessitano di un finanziamento a carattere straordinario, e dunque sono a priori escluse dalla possibilità di essere garantite. A titolo esemplificativo: operazioni di anticipo fatture, scoperto di conto, R.I.B.A, etc..

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What we learned from the Catalan election

From victories for Puigdemont and Ciudadanos, to a record voter turnout and defeat for Rajoy

Catalans went to the polls on Thursday (December 21) for a highly-anticipated regional election that pitted pro-independence parties against those who want to remain united with Spain.

Here are five key takeaways from the vote:

Pro-independence parties secured majority

The pro-independence parties held onto their majority in the regional parliament, dispelling suggestions that the separatist movement had lost momentum.

Junts per Catalunya (Together for Catalonia), Republican Left (Esquerra Republicana) and Popular Unity Candidacy (Candidatura d’Unitat Popular) collectively surpassed the 68 seats needed for a majority.

Defeat for Rajoy

The result marked a serious defeat for Spanish Prime Minister Mariano Rajoy, who called the elections after dismissing Catalonia’s government and taking control of the region following its unilateral declaration of independence based on a referendum deemed illegal by Madrid.

The vote also saw Rajoy’s Popular Party (Partit Popular) perform very poorly, with just three seats in the new Catalan parliament, down from 11 in the 2015 election.

Rajoy’s government had hoped that unionist parties would win a majority to justify the strong measures it has taken in opposing Catalan independence.

Unionist Ciudadanos becomes largest single party in parliament

The independence movement wasn’t the only winner of the night. The unionist Citizens (Ciudadanos) became the biggest individual party in parliament, securing 37 seats, compared to 25 in the 2015 vote.

Party leader Ines Arrimadas said: “It’s the first time we’ve ever won – 1.1 million Catalans have voted for us.”

The victory was particularly significant because it marked the first time that a non-separatist party had secured the biggest single share of the votes, according to analysts.

Record voter turnout

Voter turnout for the election hit a record 81.94 percent, marking a significant increase from the 74.95 percent recorded in the 2015 vote.

Abstentions were put at around 18 percent, compared to 25 percent in 2015.

Puigdemont beats Junqueras

Against the odds, deposed Catalan leader Carles Puigdemont beat fellow separatist leader Oriol Junqueras with the number of seats won by his party.

The Republican Left party of deposed vice-president Junqueras, who contested the election from a prison cell, took 32 seats, compared to 34 won by Puigdemont’s Together for Catalonia.

Puigdemont declares victory over monarchy

Speaking from Belgium, where he is living in self-imposed exile, Puigdemont declared that the Catalan Republic had “beaten the monarchy.”

The separatist politician warned that Europe should “take note” of the result, and said it was a sign that “Rajoy and his allies have lost.”

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